Solo promesse e rinvii, senza progetti concreti

Un voto a colpi di cifre, promesse e accuse di immobilismo. L’Assemblea legislativa umbra ha approvato, con 13 voti favorevoli (Pd, M5S, AVS, Ud-Pp) e 8 contrari (FI, FdI, Lega, Tp-Uc), la proposta di risoluzione che accompagna il Documento di economia e finanza regionale (Defr) 2026-2028, presentata dalla maggioranza. Respinta la risoluzione alternativa presentata dalla minoranza. Il dibattito in Aula è stato un confronto serrato tra la visione strategica dipinta dalla Giunta e le critiche di un’opposizione che denuncia la mancanza di concretezza dopo un anno di mandato.
La visione della maggioranza: welfare, lavoro e una “sterzata” necessaria
La presidente Stefania Proietti ha difeso il Defr come un atto “coraggioso” e “realista” in uno scenario complesso. “L’Umbria ha bisogno di una sterzata per uscire dal rischio stagnazione”, ha dichiarato, elencando le priorità: ridefinizione degli assetti, programmazione sanitaria, welfare innovativo, fondi europei e maggiore competitività. Ha sottolineato l’attenzione ai giovani, alla lotta alla povertà educativa e alla crisi demografica, definendo la sanità un modello da potenziare con le reti regionali.
I capigruppo di maggioranza hanno plasmato la risoluzione approvata, che impegna la Giunta su fronti specifici: dall’edilizia sociale al potenziamento del social housing, dalla strategicità dell’alta velocità ferroviaria per collegare la regione alla direttrice Roma-Firenze, a interventi nel lavoro come il contrasto al lavoro povero e l’introduzione di una retribuzione minima oraria di 9 euro negli appalti. Per la sanità, oltre all’acquisto di prestazioni dal privato per ridurre le liste d’attesa (in ruolo “complementare e non sostitutivo”), viene istituito un sistema di monitoraggio dell’assenteismo del personale, con dati anonimi e aggregati, per ricavare indicatori di benessere organizzativo. Sul nuovo ospedale di Terni, la risoluzione impegna a procedere con l’analisi dello studio di localizzazione e a intensificare il confronto con lo Stato per i finanziamenti. In agricoltura, si punta a una gestione sostenibile della fauna, con una filiera controllata della carne di selvaggina per contrastare i danni da cinghiali (stimati in oltre 3 milioni di euro).
Fabrizio Ricci (AVS) ha definito il Defr un documento che “mette al centro le persone”, mentre Luca Simonetti (M5S) ne ha lodato l’approccio realistico alla crisi demografica e la centralità della salute mentale. Cristian Betti (Pd) ha respinto le critiche: “Il documento è molto approfondito. La Zes è una grande opportunità, ci sono record di fondi per disabilità e casa”.
Le accuse dell’opposizione: “Libro delle promesse disattese”
Il fronte del no ha alzato il tiro, dipingendo un esecutivo annunciato e non realizzatore. Enrico Melasecche (Lega) ha usato un’immagine efficace: “Questo Esecutivo è un palloncino che si sgonfia gradualmente. Dopo un anno, non ci sono cantieri aperti e neppure progetti. L’unico segnale forte è il numero dei comunicati stampa”. Ha attaccato i ritardi sui trasporti e la mancanza di una strategia per le infrastrutture.
Laura Pernazza (FI) ha bollato il Defr come un “libro delle promesse disattese, pieno di invii, povero di coraggio”, citando l’assenza dei vantaggi fiscali per i giovani promessi in campagna elettorale e i vaghi riferimenti ai nuovi ospedali di Terni e Narni-Amelia. Eleonora Pace (FdI) si è concentrata sulla sanità, notando come nel documento si parli più del passato che del futuro. “Dell’ospedale di Terni nessuna notizia. Dopo un anno, ci piacerebbe sapere dove, con quali soldi e con quale cronoprogramma”, ha affermato, criticando anche il raddoppio delle liste d’attesa. Nilo Arcudi (Tp-Uc) ha attaccato la coalizione di governo “così variegata” da non poter produrre “scelte chiare”, osteggiando, a suo dire, le grandi infrastrutture necessarie.
Le repliche degli assessori e il nodo ospedali
Gli assessori sono intervenuti per puntualizzare. Francesco De Rebotti ha assicurato che per l’ospedale di Narni-Amelia si sta lavorando al capitolato per il bando, dopo la nomina del Rup. Simona Meloni ha rivendicato l’innovazione in agricoltura e turismo, negando di percorrere strade già battute.
La risoluzione di minoranza, che chiedeva impegni tempi certi e “entro i primi tre mesi del 2026” per la location del nuovo ospedale di Terni, è stata respinta. Una divergenza che sintetizza lo scontro tra due visioni: da una parte un programma di indirizzo che delinea percorsi, dall’altra la richiesta di scadenze vincolanti e azioni immediate in un settore, la sanità, che rimane il vero campo di battaglia politica della regione.
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