Veneto

Primo decesso umano per il virus H5N5: è l’inizio di un nuovo Covid?

Un caso isolato che richiama l’attenzione degli epidemiologi: cosa sappiamo davvero sul nuovo H5N5. Situazione sotto monitoraggio.

La notizia della prima vittima umana legata al virus dell’influenza aviaria, chiamata scientificamente H5N5, ha inevitabilmente destato interrogativi, soprattutto in un mondo che porta ancora impressi i segni della pandemia da coronavirus. L’eco di quel periodo complesso rende comprensibile la sensibilità con cui l’opinione pubblica guarda a ogni nuovo sviluppo legato ai virus respiratori.

Tuttavia, per comprendere la reale portata dell’evento è necessario analizzare i fatti senza lasciarsi guidare dalla paura. Il caso è stato  registrato negli Stati Uniti e riguarda un uomo con condizioni di salute già compromesse che viveva in un contesto domestico dove erano presenti animali da cortile. Questo elemento, secondo le prime ricostruzioni, rappresenta il punto di partenza delle indagini.

La conferma dell’infezione da H5N5 – un sottotipo mai identificato finora nell’uomo – è arrivata dopo una serie di analisi eseguite dai laboratori statali e federali. Un risultato che, pur essendo significativo dal punto di vista scientifico, non può essere automaticamente letto come un rischio su larga scala. Gli studi, infatti, non hanno rilevato trasmissione interumana.

Un caso clinico seguito passo dopo passo

L’uomo aveva mostrato inizialmente sintomi generici, simili a quelli di un’influenza stagionale, per poi peggiorare fino al ricovero. I test preliminari avevano individuato un’infezione da influenza A, ma solo con approfondimenti successivi è stato possibile risalire al ceppo responsabile. Il decesso è avvenuto a fine novembre, nonostante le cure ricevute.

Gli esperti analizzano l’H5N5
Gli esperti analizzano l’H5N5 Gli esperti analizzano l’H5N5 per valutare il reale rischio per la popolazione-vvox

In parallelo, le autorità sanitarie hanno avviato un monitoraggio attivo di quanti avevano avuto contatti stretti con il paziente nelle settimane precedenti. Un’attività di sorveglianza standard per casi di patogeni rari nell’uomo, utile a individuare eventuali ulteriori infezioni. Finora non ne sono emerse.

L’elemento che ha attirato l’attenzione degli esperti è la capacità del virus di infettare un essere umano, qualcosa che non era mai stato osservato con questo specifico sottotipo. Ciò non significa, però, che l’H5N5 abbia sviluppato la capacità di diffondersi tra le persone.
Diverso il discorso per chi opera a contatto con animali infetti o potenzialmente esposti: per questi gruppi il livello di attenzione è più alto e vengono applicate misure preventive aggiuntive.

Il comportamento dei virus influenzali è, per natura, imprevedibile. Per questo motivo le autorità sanitarie internazionali mantengono attiva la sorveglianza virologica, epidemiologica e clinica. La condivisione rapida dei campioni e dei dati permette di identificare eventuali mutazioni e valutare se possono modificare il rischio per la salute umana.

Al momento, ogni evidenza scientifica ci dice che si tratta di un episodio isolato, pur importante per comprendere come questi virus possano talvolta compiere salti di specie. Le prossime settimane saranno determinanti per raccogliere ulteriori informazioni e delineare con maggiore precisione la situazione.


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