Perché essere ottimisti sulle azioni italiane

A mio avviso, ci sono tre motivi principali per cui il mercato azionario italiano ha sovraperformato molti dei suoi omologhi europei. In primo luogo, nella maggior parte dei casi, la performance del mercato azionario dei Paesi europei riflette la composizione settoriale dei rispettivi mercati azionari. I vincitori del cambiamento di regime in Europa sono i settori domestici, tra cui quello bancario e quello dei servizi di pubblica utilità. Il mercato italiano è significativamente sovrappesato in questi due settori, che rappresentano circa il 68% dell’MSCI Italy rispetto al solo 29% dell’MSCI Europe.
In secondo luogo, la periferia europea tende a sovraperformare quando gli spread dei titoli di Stato si restringono. Grazie a un’economia resiliente, al calo del deficit di bilancio e al miglioramento dei rating del debito sovrano, gli spread dei titoli di Stato italiani rispetto ai Bund hanno continuato a restringersi da oltre 100 punti base a gennaio a meno di 80 punti base attualmente, ben al di sotto del picco post-Covid di quasi 250 punti base raggiunto nel 2022. Infine, quando Giorgia Meloni è diventata presidente del Consiglio nel 2022, molti operatori di mercato temevano che potesse adottare un approccio più conflittuale nei confronti dell’Unione europea. Tuttavia, anche durante periodi di volatilità e incertezza, come la guerra commerciale con gli Stati Uniti, il primo ministro Meloni ha costantemente sostenuto un approccio comune europeo, con il risultato che i mercati hanno escluso i rischi di coda.
Pur continuando a credere che il valore interno sovraperformerà la crescita internazionale, una tendenza che favorisce l’indice italiano, ritengo che il percorso da seguire sarà più impegnativo. L’economia italiana ha beneficiato in modo significativo del fondo per la ripresa NextGenEU, ma il ciclo di erogazione si avvia verso la conclusione, potenzialmente già entro la fine del 2026. La fine di questi finanziamenti potrebbe anche rimuovere un importante incentivo per Meloni a cooperare con l’Ue. Di conseguenza, l’Italia non solo si trova ad affrontare un rallentamento fiscale, ma anche una maggiore incertezza politica.
Come ho sostenuto sopra, la composizione settoriale, il restringimento degli spread dei titoli di Stato e la stabilità politica sono i tre motivi chiave per cui le azioni italiane hanno registrato buone performance. Inoltre, l’indice italiano continua a essere scambiato con uno sconto rispetto all’area euro nel suo complesso, con un rapporto P/E forward a 12 mesi di 12,7 volte contro le 15,2 volte dell’area euro, nonostante aspettative di crescita degli utili più forti per il 2026. Questo sconto suggerisce che alcune di queste preoccupazioni siano già incorporate nei prezzi.
Ritengo che la politica economica dell’attuale governo italiano sia moderatamente favorevole al mercato. L’amministrazione si è impegnata nel consolidamento fiscale e i suoi sforzi per ridurre i disavanzi di bilancio sostengono la fiducia degli investitori. Tuttavia, in linea con molti altri Paesi dell’Ue, le riforme strutturali in Italia restano limitate. Il Paese è frenato da una debole crescita della produttività, un rapporto debito pubblico/Pil molto elevato e un sistema giudiziario che, nonostante alcuni miglioramenti, rimane lento rispetto a molti dei suoi omologhi europei. L’Italia deve inoltre affrontare significative sfide di spesa, dato il rapido invecchiamento della popolazione e la necessità di aumentare in modo sostanziale gli investimenti nelle infrastrutture obsolete e nella difesa.
Nonostante preferisca l’azionario spagnolo rispetto a quello italiano per una serie di motivi, tra cui le prospettive fiscali più favorevoli della Spagna, una crescita economica più forte e un contesto demografico migliore, ritengo che la composizione settoriale, il momentum economico, il consolidamento fiscale e la stabilità politica siano i fattori più importanti da monitorare per il mercato azionario italiano e continuo a raccomandare un sovrappeso sull’asset class rispetto al mercato europeo nel suo complesso.
*Macro Strategist at Wellington Management
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