Mozzarelle e carni sostenibili col progetto ‘One Health-One Welfare-One World’ – In breve
Un progetto di ricerca durato trenta
mesi che ha consentito a Università e aziende specializzate
nella produzione di carni, latte e derivati di lavorare spalla a
spalla. Uno studio che definisce protocolli produttivi,
alimentari e tecnologici in grado di ottenere carne e formaggi
con durata di conservazione più lunga, riducendo l’impatto
ambientale senza dimenticare il benessere animale. È quanto
raggiunto da ‘One Health-One Welfare-One World’, il progetto
che, con l’introduzione di foraggi idroponici di orzo e piselli,
e un mix di oli essenziali estratti da alloro e carciofi, aiuta
anche la sostenibilità e tutela la salute del bestiame e dei
consumatori.
Infatti il campione di 100 volontari che ha partecipato alla
ricerca, ha mostrato che l’assunzione di prodotti lavorati
secondo i protocolli del progetto, hanno provocato un maggiore
beneficio per i batteri buoni dell’intestino. I risultati dello
studio saranno presentati domani alle 10.30 negli spazi
dell’azienda Matarrese di Alberobello (Bari).
Capofila del progetto è stato il dipartimento di Medicina
veterinaria dell’Università di Bari affiancata delle Università
del Molise e di Teramo e da una decina di imprese del settore.
Tra le novità introdotte dalla ricerca, ci sono microcapsule
rumino-protette che massimizzano l’effetto antimicrobico e
antinfiammatorio negli animali.
È risultato anche minore l’impatto degli allevamenti perché
la coltivazione idroponica alimentata da reflui zootecnici,
ottimizza il consumo idrico ed energetico e produce foraggi
freschi dall’elevato valore nutrizionale. Formaggi e carni così
prodotte, hanno un contenuto lipidico ridotto e sono più ricchi
di fibre. Tutte le procedure e i protocolli sviluppati sono
stati certificati e potranno essere adottati dalle aziende per
qualificare la produzione secondo criteri verificabili e
riconosciuti.
“Il progetto dimostra come la ricerca multidisciplinare possa
generare innovazioni concrete per migliorare la qualità delle
produzioni, il benessere degli animali e la sostenibilità delle
filiere”, afferma il responsabile scientifico, Pasquale De Palo
evidenziando che “i risultati ottenuti aprono la strada a futuri
sviluppi industriali e alla possibilità di trasferire le
innovazioni ad altre filiere del settore agroalimentare,
confermando il ruolo degli atenei italiani come motore
strategico di innovazione sostenibile”.
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