«Ilaria è solo mia. Andrò in prigione, la affogo». Femminicidio Sula, l’sms di Mark
di Marta Rosati
«Ilaria è mia, è solo mia, non me ne frega un ca**o, è solo mia. Andrò in prigione ma così non si può. Io sto soffrendo come un maiale e lei se la spassa. Se mi dice le ca****e, la affogo nell’acquario. La metto nell’angolino. La faccio mettere in ginocchio e deve chiedere scusa in tutte le lingue». Queste le affermazioni di Mark Samson, in parte inviate per messaggio a un amico, in parte esternate in una conversazione in macchina con un altro amico, nei giorni precedenti la scomparsa della giovane Sula. Chat alla mano, acquisite agli atti, questi i particolari emersi dalla testimonianza resa in Tribunale da un ispettore operante in sede di indagini, sul terribile femminicidio della studentessa originaria di Terni, Ilaria Sula.
Processo Samson «Il nostro lavoro sarà teso a dimostrare la fredda e lucida determinazione di Samson nel portare a termine il reato che si era prefissato». Questa la posizione espressa dalla Procura di Roma in relazione al femminicidio di Ilaria Sula. Invece, il legale della famiglia della giovane vittima, l’avvocato Giuseppe Sforza, ha da parte sua espresso l’impegno a dimostrare «la sussistenza di tutte le aggravanti. Il reato – ha sottolineato – non ha solo cancellato l’esistenza di una ragazza di 22 anni con ampie e belle prospettive di vita ma ha spazzato via l’essenza di un’intera famiglia».
Femminicidio Sula Nell’aula bunker del Tribunale della Corte d’Assise di Roma, Terza sezione, sono stati ricostruiti nella giornata di martedì, gli ultimi giorni di vita di Ilaria, la sua volontà di chiudere con Mark e le insistenze del ragazzo per proseguire la relazione, il suo controllo sulla ragazza con tanto di accesso al profilo Instagram di Ilaria, l’invenzione del subìto furto in casa come scusa per dormire da lei, il mancato rispetto di tempo e spazio chiesti dalla studentessa, la fretta di incontrarla per parlare faccia a faccia con lei la sera del 25 marzo, il tentativo di eludere i controlli, i mobili della stanza da letto spostati dopo il delitto, la macchina all’autolavaggio mentre lo attendevano al commissariato. E ancora, l’atteggiamento di Mark il giorno della denuncia di scomparsa di Ilaria, i messaggi all’amica di lei dopo averla uccisa, gli sfoghi con i conoscenti più stretti e quella salita con gli inquirenti, il 1 aprile, verso la cima del monte dal quale aveva gettato giorni prima il cadavere della sua ex. Quella giovane che diceva di amare e della quale non voleva fare a meno. La stessa che con gli amici definiva ‘tr**a’ e ‘pu****a’ per la chat, con un ragazzo conosciuto su Tinder, che lui nel frattempo spiava.
Tribunale La Corte d’Assise, prima di avviare il dibattimento, ha accolto istanze di costituzione di parte civile della famiglia della vittima, ovviamente, ma anche l’ateneo La Sapienza dove studiava la giovane Ilaria e l’associazione Insieme per Marianna. Ancora numerosi i testimoni da ascoltare, tra i quali genitori, zii e fratello della 22enne uccisa dall’ex, che per questa ragione, all’udienza di martedì 9 dicembre, non hanno potuto assistere.
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