Si ferma il processo che vede imputato Morgan per stalking verso Angelica Schiatti
Si ferma il processo davanti al Tribunale di Lecco in cui il cantautore Morgan, all’anagrafe Marco Castoldi, risponde di stalking e diffamazione nei confronti della cantante Angelica Schiatti.
Il giudice ha infatti accolto l’eccezione di legittimità costituzionale avanzata dagli avvocati dell’artista, Leonardo Cammarata e Rossella Gallo, e ha trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale perché si pronunci sulla norma che impedisce di dichiarare l’estinzione del reato per condotte riparatorie nei casi di stalking non grave. Al centro della questione c’è l’articolo 162-ter del codice penale, la norma che regola l’estinzione del reato per condotte riparatorie. La difesa di Morgan sostiene che questa disposizione violi i principi di uguaglianza e proporzionalità, perché impedisce di dichiarare l’estinzione del reato di stalking anche quando l’imputato mette in atto condotte riparatorie congrue, come invece accade ed è previsto per altri reati. L’eccezione era stata sollevata per la prima volta durante l’udienza a luglio 2025, quando il giudice Martina Beggio aveva preso in esame la questione senza però pronunciarsi immediatamente. Nei mesi successivi, la difesa di Morgan ha insistito sull’importanza di questa questione giuridica, che potrebbe avere ripercussioni non solo sul caso specifico ma sull’intero sistema della giustizia penale italiana per quanto riguarda i reati di stalking.
La decisione arriva dopo che Angelica Schiatti, con cui Morgan aveva intrecciato una relazione sentimentale qualche anno fa, ha rifiutato la proposta risarcitoria di 100mila euro presentata da Morgan tramite assegno circolare in una precedente udienza. La cantautrice di Merate in quell’occasione aveva confermato la volontà di non ritirare la querela e di proseguire con il dibattimento, sottolineando l’importanza della questione di principio e di giustizia. La cifra di 100mila euro rappresentava un aumento considerevole rispetto ai 15mila euro inizialmente offerti dal cantautore nel settembre 2024, quando aveva chiesto e ottenuto l’accesso alla giustizia riparativa. Quel tentativo di mediazione si era però concluso con un nulla di fatto, con Schiatti che aveva denunciato un sistema che «tutela più l’imputato della vittima» e aveva accusato l’uso della giustizia riparativa come «strumento per prendere tempo».
Con la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale, il processo viene sospeso in attesa che i giudici si pronuncino sulla legittimità della norma contestata. I tempi potrebbero essere lunghi e se dovesse essere dichiarata l’illegittimità costituzionale della norma si aprirebbero nuovi scenari non solo per il caso di Morgan ma per tutti i processi di stalking in Italia.
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