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Sostenibilità e ambiente, intesa Ue sul taglio delle regole: oneri solo per i grandi gruppi

L’Unione Europea si rassegna a rivedere un altro pezzo delle proprie normative climatiche e a ridimensionare la direttiva sulla rendicontazione della sostenibilità delle imprese, liberando dall’obbligo di conformità oltre l’80% delle società che sarebbero state soggette. Saranno rivisti e allentati anche i requisiti ambientali, sociali e di governance, che vanno sotto l’acronimo Esg.

«Risparmi per 4,5 miliardi»

Dopo la posizione negoziale espressa il mese scorso dall’Europarlamento, con un voto che ha spaccato e portato sull’orlo del collasso la “maggioranza Ursula” tra popolari, socialisti e liberali, il dossier è tornato al trilogo (il negoziato informale tra le istituzioni) e nella notte tra lunedì 8 e martedì 9 dicembre i rappresentanti degli Stati e del Parlamento hanno raggiunto un nuovo compromesso.

L’accordo sul così detto pacchetto di semplificazione Omnibus I, proposto dalla Commissione a febbraio, riflette il cambio di rotta ratificato in Assemblea, grazie alla convergenza sugli emendamenti più radicali tra il Ppe e i gruppi di destra ed estrema destra (Patrioti, Conservatori e Sovranisti): l’ennesimo episodio di ripensamento, se non proprio abiura, del Green Deal. E non sarà certo l’ultimo: nello sforzo di deregolamentazione prodotto dalla Commissione, ci sono almeno altri dieci progetti di semplificazione in arrivo vari ambiti.

Ostenta soddisfazione Ursula von der Leyen: «Accolgo con favore l’accordo politico sul pacchetto di semplificazione Omnibus I. Con un risparmio fino a 4,5 miliardi di euro ridurrà i costi amministrativi, taglierà la burocrazia e renderà più semplice il rispetto delle norme di sostenibilità». Per la presidente della Commissione, in questo modo si rende «più semplice fare affari in Europa, restando fedeli ai nostri valori».

Le pressioni degli Usa

Passo avanti o passo indietro, la revisione delle direttive arriva sotto la forte pressione esercitata dagli Stati Uniti, con i quali i fronti di scontro non fanno che sommarsi da quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca. Eppure, dall’altra sponda dell’Atlantico sono subito arrivati segnali di insoddisfazione. I grandi colossi statunitensi che operano nell’Unione restano, infatti, soggetti a norme extraterritoriali. Un portavoce di Exxon Mobil ha affermato che questo «è del tutto inaccettabile e l’amministrazione Trump ha chiarito che non è una base di partenza per i colloqui sul commercio. Ci aspettiamo una soluzione di buon senso nel prossimo futuro».


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