Nel reddito fisso, Bny punta sugli emergenti

La crescita economica non è in discussione, ma i multipli raggiunti a Wall Street e non solo suggeriscono prudenza. È l’analisi di Ella Hoxha, head of fixed income di Bny Investments Newton.
Partiamo dallo scenario macro: cosa vi aspettate dal 2026?
“Il prossimo anno, la crescita globale sarà moderata, intorno al 3%. I tassi di interesse negli Stati Uniti dovrebbero subire uno o due tagli il prossimo anno e ci attendiamo un rendimento del Treasury decennale statunitense atteso tra il 3,75% e il 4,25%. Aumenta il rischio che i rendimenti possano salire oltre questi livelli e, dato che i tagli sono ormai prezzati, vediamo maggiori rischi per i rendimenti e spread più elevati”.
Quali asset class e aree geografiche preferite, e perché?
“Ci piacciono le azioni, ma preferiamo sovrappesare quelle globali rispetto a quelle statunitensi. Europa, mercati emergenti e Giappone offrono valutazioni più convenienti e una migliore diversificazione rispetto a un mercato Usa costoso”.
E nel reddito fisso?
“La maggior parte delle opportunità si trova nei mercati emergenti locali, che continuiamo ad apprezzare, e in una selezione di titoli high yield e investment grade, dove manteniamo allocazioni contenute. Nei mercati emergenti i settori che preferiamo sono industriali, finanziari, beni di consumo discrezionali, sanità e tecnologia. Non riteniamo che la duration offra un buon rapporto rischio-rendimento in questo caso, dati i crescenti rischi di inflazione per il prossimo anno”.
E quanto alle commodity?
“Oro e argento restano strumenti fondamentali per proteggersi dall’inflazione, dalla svalutazione delle valute fiat o da eventuali crisi creditizie. I metalli preziosi dovrebbero continuare a beneficiare dell’allentamento dei tassi reali. Il settore energetico invece dovrà affrontare alcune difficoltà. Si prevede che il Brent scenda a 60 dollari al barile entro la fine di quest’anno e che si mantenga in media intorno ai 62 dollari fino alla fine del prossimo. Nel complesso, i prezzi delle materie prime sembrano destinati a diminuire verso fine anno, grazie a un miglioramento dell’offerta e alla moderazione della domanda. Tuttavia, se l’inflazione dovesse risalire, combinata con gli investimenti necessari per costruire l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale, questo potrebbe significare che il fabbisogno energetico e i prezzi potrebbero aumentare nella seconda metà del prossimo anno”.
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