Umbria

Non nega espressamente il consenso, ex fidanzato assolto dall’accusa di violenza sessuale


La Corte d’appello di Perugia ha assolto uno spoletino dall’accusa di violenza sessuale per un episodio, tra quelli che lo hanno portato in tribunale, riconoscendo che non ci sarebbe stato il dissenso della donna e che “il fatto non costituisce reato” in quanto sussistono “concreti profili di dubbio” sulla volontà dell’uomo di ledere la libertà sessuale della donna superandone il consenso.

L’assoluzione riguarda un rapporto sessuale consumato dai due al termine di una serata trascorsa insieme. I giudici hanno, invece, confermato la condanna per altri reati di cui l’uomo era accusato: violenza sessuale con coercizione a un atto orale e violenza privata per minacce.

Nella sentenza, la Corte ha sottolineato che per un episodio contestato non si poteva andare “oltre il ragionevole dubbio” circa l’effettivo “non-consenso” della donna al rapporto sessuale in quella specifica circostanza. Fondamentale per i giudici è stata l’analisi del comportamento reciproco prima e dopo il fatto.

La donna, infatti, aveva accettato di cenare con l’imputato, di recarsi a casa sua e di intrattenersi con effusioni sul divano. Soprattutto, la relazione sentimentale tra i due – secondo quanto accertato in sede processuale – non si interruppe, ma proseguì “per almeno tutto il mese successivo” al fatto contestato, comprendendo anche una breve vacanza trascorsa insieme.

Questi elementi comportamentali, uniti alla deposizione della persona offesa riesaminata dai giudici, hanno portato il Collegio a ritenere che, in quell’occasione specifica, la donna si fosse mostrata “almeno nel suo comportamento esteriore” come una persona che “non intendeva sottrarsi più di tanto” all’interesse fisico dell’uomo, già precedentemente manifestato. Di conseguenza, la Corte ha escluso “quella piena consapevolezza da parte dell’imputato di un reale ed univoco non-consenso”.

La sentenza, quindi, traccia una linea di demarcazione netta tra quell’episodio e gli altri, per i quali la condanna è stata invece pienamente confermata. L’imputato è stato ritenuto penalmente responsabile per l’episodio in cui, con violenza, costrinse la stessa donna a praticare un rapporto orale.

Inoltre, il Collegio ha confermato la condanna, a 4 anni e dieci giorni di reclusione, per i reati di violenza privata. Questi consistevano in iniziative di minacciata divulgazione di video a contenuto sessuale, registrati dall’uomo in modo clandestino, al solo scopo di costringere la vittima a non interrompere la relazione.


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