l’Ateneo paga i subappalti e così si salva un cantiere
ANCONA Brividi per il cantiere del nuovo Rettorato di corso Stamira, il progetto di riqualificazione dell’ex Palazzo di Vetro ad opera dell’Univpm (che l’ha acquistato per 7,9 milioni dalla Provincia, cui cederà comunque una parte degli spazi perché i suoi uffici possano tornare in centro). La ditta vincitrice dell’appalto, la Manelli Spa di Monopoli, in provincia di Bari, si appresta infatti a presentare in tribunale la domanda d’accesso dalla composizione negoziata della crisi d’impresa.
Le difficoltà
Di fatto, l’ultimo appiglio prima della liquidazione giudiziale. Ai problemi di liquidità del colosso dell’edilizia pugliese (234 milioni di fatturato nel 2023) sono adesso legate a doppio filo decine di opere pubbliche in tutta Italia, dal prolungamento della metro di Genova all’ospedale di Este, Padova. E, ovviamente, anche il Rettorato di Ancona – che, però, sembra il progetto più resiliente. Frutto della strategia messa in campo da Univpm per evitare che i lavori si fermassero. «Abbiamo appreso delle difficoltà del Gruppo Manelli. Nell’ultimo periodo abbiamo adottato le procedure previste dal codice appalti, provvedendo al pagamento diretto dei subfornitori» spiega il professor Marco d’Orazio, delegato allo Sviluppo e Valorizzazione degli Spazi di Ateneo. E «ciò ci ha consentito di portare avanti regolarmente i lavori senza conseguenze sotto il profilo del cronoprogramma». In termini semplici, l’Università ha cominciato a versare i Sal (gli Stati di avanzamento lavori, i corrispettivi che vengono pagati all’appaltatore man mano che completa le opere) direttamente ai subappaltatori, le ditte che per conto di Marelli stanno portando avanti lavori edilizi e impiantistici. Spiega Michele Pompili, dirigente Edilizia di Univpm: «Più o meno nel mese di aprile l’impresa Manelli e i principali subappaltatori ci hanno congiuntamente avanzato istanze per provvedere al pagamento diretto dei subappaltatori stessi». Fiutando le difficoltà economiche del gruppo pugliese, i prestatori di manodopera si sono voluti tutelare, così da evitare che per problemi di liquidità i Sal potessero finire a copertura di altre spese e non nelle loro tasche. Tutto ciò, però, è avvenuto con la piena collaborazione della Manelli stessa. «Pertanto la produzione è continuata senza intoppi» ribadisce Pompili. E infatti, la percentuale di avanzamento delle opere (costo complessivo di 19,3 milioni, con una variante da 3,1 milioni)è al 60%, con una previsione di fine lavori tra luglio e ottobre 2026. Qualche mese in ritardo rispetto a febbraio 2026, la data contrattuale.
I conti
Intanto, a Manelli e subappaltatori sono andati già il 55% dei corrispettivi pattuiti. «Stiamo monitorando attentamente la situazione affinché non vi siano conseguenze per i tempi realizzativi relativi ad un’opera strategica» assicura il prorettore D’Orazio. A dimostrazione che se la pubblica amministrazione vuole, può trovare le soluzioni per uscire dal pantano di un’impresa in difficoltà senza che un’opera pubblica si areni per chissà quanto tempo.




