Acciaierie Valbruna, operai esasperati: «Basta incertezze» – Cronaca
BOLZANO. Gara deserta, Valbruna che non ci ha neppure pensato a rispettare la procedura sottoponendosi al sopralluogo, Provincia taciturna, “Golden power” minacciato. Le Acciaierie si sentono appese ad un filo.
«E il silenzio della politica ci fa paura», sibilano gli operai. Ieri sono usciti dai cancelli, uno dopo l’altro, facce scure, voglia di dire «ci siamo», ma senza più sapere per cosa. Nelle parole l’accusa alla Provincia: «Non si muove, non parla, gli step del bando saltano uno dopo l’altro e noi siamo qui, a contare i giorni», dicono Vito Sileo, Paolo Castelli e Christian Manunza. Sono i tre della rsu, la prima linea sindacale dentro la fabbrica. «Tra un po’ è Natale – spiegano affranti – e non sappiamo più che cosa dire alle nostre 580 famiglie». Le loro e le 1.200 della gemella Valbruna di Vicenza. Erano sfilati insieme, un po’ di settimane fa, finendo in piazza Magnago. Allora tutti solidali, città e giunta. Adesso? «O si accoglie la richiesta delle Acciaierie di comprarsi il terreno uscendo dalla trappola dell’affitto, o si rifà il bando da cima a fondo – dicono in coro le tute blu – e in ogni caso va aperto un tavolo su nuove basi. Ma subito». La sensazione, che si avverte palpabile, è che molti si stiano sfilando.
Attenzione, spiegano Marco Bernardoni (Cgil), Riccardo Conte (Cisl) e Giuseppe Pelella (Uil), i confederali dei metalmeccanici, «è la stessa Zona che rischia il collasso produttivo». L’innesco? Un bando scritto male e finito peggio, è l’accusa. Se si fosse a battaglia navale invece che su un terreno tremendamente serio che tocca esistenze e futuro, del bando si direbbe «colpito e affondato». Insiste Castelli: «Lo dicevamo dall’inizio: attenzione, i 150 milioni di canone preteso non sono possibili per nessuna azienda, anche la più grande».
E tutti a guardare agli assessori Christian Bianchi e a Marco Galateo. «Si era promesso: tranquilli, ora ci pensa l’avvocatura della Provincia. L’avete sentita? Noi no – attaccano gli operai – nonostante si sappia che il parere è già arrivato». E si guarda sempre più a Valbruna – che farà nuovi investimenti su Bolzano nei prossimi mesi – per capire come muoversi dopo che l’azienda ha rifiutato di essere presente ad un sopralluogo (uno degli snodi procedurali previsti dal bando) per la sua evidente «non ragionevolezza”». Che senso avrebbe avuto, ecco la realtà, in assenza di concorrenti? «Ora attendiamo cosa diranno i giudici, perché Valbruna ha deciso di procedere», commentano le rsu.
Da Palazzo Widmann, per adesso, il presidente Arno Kompatscher si trincera dietro un “no comment”, evidentemente in attesa che giungano segnali anche sul piano giuridico e politico: «Formalmente la gara è ancora aperta». Marco Galateo a sua volta non esce allo scoperto dalla trincea “bando sì-bando no: «Prendiamo atto della dichiarazione di Valbruna di non partecipare alla gara. Resta una notizia positiva – aggiunge il vicepresidente e assessore all’Economia quasi per aprire un varco – vale a dire il fatto che ad oggi non siano arrivate richieste da altre aziende italiane o estere». Nel caso invece, che questa prospettiva si fosse presentata «c’era il rischio di mettere a rischio la continuità produttiva». Per palazzo Widmann il combinato disposto del no al sopralluogo ma nessun candidato in campo oltre a Valbruna, potrebbe trasformarsi in un elemento chiave per la trattativa. Ma su quali scenari ancora non è possibile chiarire.
«Appena avremo notizie di rilevanza pubblica le daremo», conclude Galateo. Non sono le risposte che gli operai si attendevano. E infatti l’aria, davanti ai cancelli Valbruna era pesante ieri mattina. E carica di proposte per avere almeno una prospettiva. «L’unica cosa da non fare è stare fermi – chiarisce Pelella della Uilm – ed è invece quello che sta facendo la Provincia. Ha aperto il bando e da lì non si è mossa, nonostante chiari segnali che i suoi contorni fossero inadeguati». Ma adesso? «Non c’è altra soluzione che dare un segnale forte» minaccia Marco Bernardoni della Fiom. Il che significa, anche per Riccardo Conte della Fim, «iniziare ad organizzare un’azione comune tra noi e Vicenza. Contro la Provincia, non certo contro la Valbruna». Ma ci sono anche sintomi preoccupanti all’interno. «Almeno quattro dipendenti, per lo più tecnici – rivela Paolo Castelli – se ne andranno. Non so se per l’aria che tira, ma certamente avranno pensato a un approdo più sicuro».
Sta qui l’ansia di 580 famiglie. «A Natale cosa diremo loro? Che 2026 ci aspetta?». Intanto si rientra. Si torna al lavoro: è per quello che stanno lottando.




