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The Collection (Deluxe Edition): Con lo zampino di Steven Wilson rivive una raccolta cult degli 80’s :: Le Recensioni di OndaRock

Se siete tra quanti sostengono che la fase d’oro degli Ultravox sia stata solo quella segnata dalla leadership di John Foxx e che con l’avvento di Midge Ure al timone la produzione della band britannica sia diventata meno interessante e più convenzionale, possiamo salutarci qui. Per tutti gli altri, veder risorgere a nuova vita la leggendaria raccolta celestina degli Ultravox del 1984 sarà un piccolo, grande colpo al cuore.

Pubblicata al culmine della popolarità di Ure e compagni, dopo i fasti di “Lament” e prima del flop di “U-Vox” che avrebbe fatalmente posto fine alla loro saga, “The Collection” fu uno dei greatest hits cult dell’epoca ed ebbe un enorme successo, raggiungendo il numero due in classifica e ottenendo il triplo platino nel Regno Unito. Quattordici brani, equamente divisi su due lati, che racchiudevano l’essenza del sound Ultravox post-foxxiano, tra eleganza sintetica new romantic, raffinato espressionismo e perfezionismo sonoro. Hit del decennio 80 – da “Vienna” a “The Voice”, da “Hymn” a “Dancing With Tears In My Eyes” – si alternavano a brani meno noti ma non meno preziosi, come “Passing Strangers”, “Visions In Blue” e la stessa title track di “Lament”, che avevano contribuito a edificare l’estetica ultravoxiana ai massimi livelli. Certo, mancavano all’appello svariate chicche che di quell’estetica erano state pilastri indiscussi (da “New Europeans” a “I Remember” fino a “Man Of Two Worlds”), ma anche il fan più esigente poteva comunque trovare appagamento nell’ascolto in sequenza di quei 14 singoli pubblicati dal gruppo tra il 1980 e il 1984, che avevano consentito agli Ultravox di uscire dalla loro nicchia underground e fare breccia anche nelle classifiche.

Ora, dopo il successo delle ristampe dei primi quattro album in studio dell’era Midge Ure, esce questa nuova edizione “The Collection Deluxe Edition – Box Set”, che allarga notevolmente l’orizzonte. La raccolta originaria viene completamente rimasterizzata e arricchita da inediti remix realizzati da Steven Wilson, il leader dei Porcupine Tree, che già aveva lavorato ad altri remastering di dischi, quelli di “Vienna“, “Rage In Eden“, “Quartet” – all’epoca prodotto da George Martin – e “Lament“. La nuova edizione espansa si compone di sei dischi (quattro cd e due Blu-ray) e include: “The Collection II”, con altri 14 singoli, versioni alternative e inedite registrate tra il 1986 e il 2024; dieci nuove versioni estese in stile anni Ottanta, firmate da Steven Wilson, Midge Ure, Blank & Jones e altri; tutti i lati B della storica formazione new wave britannica, raccolti insieme per la prima volta. I due Blu-Ray offrono oltre 4 ore di contenuti video, tra cui videoclip storici, versioni alternative e apparizioni televisive alla Bbc (inclusi Top of the Pops e performance live).

Riascoltare tutte queste hit di fila non può non suscitare ancora un’ebbrezza nostalgica. A partire dall’incipit sempre palpitante di “Dancing With Tears In My Eyes”, “il più orecchiabile brano pop mai dedicato all’apocalisse nucleare”, come lo definisce Louder, e dal manifesto mitteleuropeo di “Vienna“, title track del primo Lp della nuova fase, con il suo battito raggelante, l’elettronica malinconica e il piano solenne e rarefatto a far da sfondo al canto grave di Ure. Nella versione alternativa inedita, inserita in fondo al secondo cd, affiorano nuovi dettagli del processo creativo, con le percussioni e il canto più contenuti. Un outtake interessante ma che lascia pochi dubbi sul fatto che la versione giusta di “Vienna” fosse quella più pomposa che è stata pubblicata. Stesso discorso per le alternative version di “Hymn”, ugualmente graffiante ma meno rifinita e compatta dell’originale, e “Lament”, che conserva la memorabile frase di tastiere ma in una cornice sonora più scarna e meno atmosferica.

Il secondo cd include anche i tre singoli dello sfortunato “U-Vox” (“Same Old Story”, “All Fall Down” e “All In One Day”) che ribadiscono ancora la loro natura stonata nel percorso degli Ultravox, seppur lasciando riemergere qualche suggestione che forse poteva essere ripresa in modo migliore e più coerente. Sicuramente più meritorio, all’interno di questo secondo disco, il recupero di due chicche come “Serenade” (da “Quartet”) e “New Europeans”, seppur in una versione live meno convincente di quella in studio, presente su “Vienna”.
Ma forse la maggiore curiosità della riedizione riguardava il terzo cd, dedicato a remix completamente nuovi a cura dell’infaticabile Steven Wilson, autentico esegeta di questa seconda vita ultravoxiana. E la portata principale è servita proprio in apertura, con i quasi 11 minuti di una torrenziale “Hymn – Re-mix”, in cui l’irresistibile ritornello è inframezzato da nuove soluzioni sonore, con la linea di basso del compianto Chris Cross, nell’originale sepolta nel denso paesaggio sonoro, che viene isolata e posta in primo piano, mostrando anche più di un’affinità con lo stile di Peter Hook (Joy Division, New Order). Interessanti anche i remix di “Sleepwalk”, che si trasforma in un’incalzante novelty da dancefloor, e di “Visions In Blue”, che in questa lussureggiante confezione espansa tradisce le sue influenze kraftwerkiane, mentre la rivisitazione di “All Stood Still” (ad opera stavolta di Ure) porta in superficie la breve sezione reggae originale prima di tornare al consueto groove incalzante.

Chiude il box una raccolta quasi completa dei lati B nel quarto disco, che i collezionisti più ossessivi avranno probabilmente già ascoltato nelle precedenti edizioni deluxe degli album. Tra questi, da segnalare quantomeno la robotica “Passionate Play”, la versione teutonica di “Mister X” (“Herr X”), il martellante synth-pop di “Paths And Angels” e due preziosi strumentali come il misticheggiante “Hosanna” e il trasognato “3”, ennesimo saggio dell’eleganza sonora del gruppo. In questo disco trova spazio finalmente anche “Man Of Two Worlds”, ma nella sua versione strumentale, orbata dello splendido duetto tra Midge Ure e Mae McKenna: peccato!
Imperdibile, ovviamente, anche il corredo videografico con due Blu-ray che includono dozzine di video promozionali e apparizioni televisive. Una raccolta di immagini memorabili per i fan, cui si aggiunge una nuova clip di “Love’s Great Adventure”, il singolo pubblicato nel 1984 come inedito della raccolta e arrivato fino al numero 12 delle classifiche britanniche. Il video, curato da Blank & Jones, è stato realizzato a partire da materiale inedito recentemente rinvenuto dalle riprese originali.

In conclusione, si può quindi raccomandare questa (rara) riedizione-kolossal di un’antologia sia ai fan sia a chi vuole accostarsi all’universo della band britannica, fermo restando che lo strumento principe per farlo restano i quattro, formidabili album che gli Ultravox sfornarono in quel periodo di magica creatività, purtroppo esauritosi per sempre, nonostante il generoso ma infelice tentativo di reunion del 2012 con “Brilliant”.

06/12/2025




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