Società

Un Paese che invecchia, spende meno in cultura, non si fida più della politica e guarda sempre più al cellulare: la fotografia dell’Italia secondo il Censis

Un’Italia segnata da fragilità crescenti: una popolazione che invecchia, un ceto medio che perde potere d’acquisto, un Paese che investe sempre meno nella propria formazione culturale, mentre rimane incollato al cellulare, diventato il principale canale di accesso all’informazione, all’intrattenimento e alle relazioni sociali. È la fotografia del 59° Rapporto Censis. Sullo sfondo, una partecipazione politica sempre più ridotta e un’opinione pubblica che guarda alle leadership tradizionali con un distacco sempre maggiore.

Ceto medio sotto pressione

Secondo il Censis il ceto medio vive «in stato febbrile»: le retribuzioni annue medie del 2024, corrette per l’inflazione, risultano inferiori dell’8,7% rispetto al 2007. Anche il potere d’acquisto pro capite è più basso del 6,1%, malgrado un recupero del 2% registrato tra il 2022 e il 2024.

L’indebolimento riguarda anche l’imprenditoria: i titolari d’impresa diminuiscono da oltre 3,4 milioni nel 2004 a poco più di 2,8 milioni nel 2024, con una contrazione del 17%, pari a quasi 585.000 imprenditori in meno.

Sicurezza sul lavoro

Nel 2024 sono stati denunciati 518.497 infortuni sul lavoro, pari a 22 casi ogni 1.000 occupati. Di questi, 1.191 hanno avuto esito mortale. Nel decennio 2014-2024 gli occupati aumentano del 9,2% mentre gli infortuni diminuiscono del 10,7%; tuttavia, i decessi sul lavoro crescono dello 0,8%.

Il primo semestre del 2025 conferma l’altalena: gli infortuni denunciati sono 249.549, con un lieve calo dello 0,5%, mentre i casi mortali salgono a 495, in aumento del 7,1%. Le malattie professionali nel 2024 raggiungono quota 88.384 (3,7 ogni 1.000 occupati), un dato cresciuto del 54,1% nell’ultimo decennio e del 21,8% rispetto al solo 2023. Nei primi sei mesi del 2025 l’incremento è del 12%.

Il rapporto individua diverse variabili di rischio. Il genere resta il principale: il 65,1% degli infortuni riguarda uomini e il 92% delle morti sul lavoro è maschile. Anche la nazionalità pesa: i lavoratori stranieri rappresentano il 10,5% degli occupati ma sono coinvolti nel 23% degli infortuni. I giovani tra 15 e 24 anni, che costituiscono solo il 4,8% degli occupati, sono coinvolti nel 12% degli infortuni, 62.050 casi in un anno, con 61 decessi.

Stranieri in Italia

In Italia vivono oltre 5,4 milioni di cittadini stranieri, pari al 9,2% della popolazione residente. Tra i 2.514.000 occupati stranieri, il 29% ha un contratto a termine o un part-time involontario, mentre tra gli italiani la quota analoga si ferma al 17,2%. Il 29,4% svolge professioni non qualificate, contro l’8% dei lavoratori italiani. Ancora più evidente il fenomeno della sovraqualificazione: il 55,4% degli stranieri laureati svolge mansioni che richiederebbero livelli di istruzione inferiori, un valore molto distante dal 18,7% rilevato tra gli italiani.

La povertà assoluta colpisce il 35,6% degli stranieri, contro il 7,4% della popolazione italiana. Parallelamente, il 63% degli italiani ritiene che i flussi migratori debbano essere limitati, il 59% pensa che un quartiere perda qualità quando ospita molti immigrati e il 54% considera gli stranieri un rischio per l’identità nazionale. Solo il 37% concederebbe l’accesso ai concorsi pubblici ai non cittadini e il 38% approverebbe il voto amministrativo agli stranieri.

Fiducia politica al minimo storico

Il rapporto documenta un diffuso senso di disincanto: il 72% degli italiani non ripone più fiducia nei partiti, nei leader politici o nel Parlamento, e il 63% ritiene che nel Paese sia venuta meno ogni prospettiva collettiva condivisa. Tra i leader globali, l’unico a ottenere la fiducia della maggioranza degli italiani è Papa Leone XIV, con un consenso del 60,7%. Dietro di lui si collocano Pedro Sánchez (44,9%), Friedrich Merz (33,5%), Ursula von der Leyen (32,8%), Emmanuel Macron (30,9%), Keir Starmer (29%), Luiz Inácio Lula da Silva (23%), Donald Trump (16,3%), Narendra Modi (14,9%), Xi Jinping (13,9%), Vladimir Putin (12,8%), Viktor Orbán (12,4%), Recep Tayyip Erdogan (11%), Benjamin Netanyahu (7,3%), Ali Khamenei (7,3%) e Kim Jong-un (6,1%).

Astensionismo e calo della partecipazione

Alle elezioni del 2022 gli astenuti hanno raggiunto il 36,1% degli aventi diritto, nove punti in più rispetto al 2018. Alle elezioni europee del 2024 la metà degli elettori – il 51,7% – non si è recata alle urne, mentre nel 1979 la quota era solo del 14,3%.


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