Emilia Romagna

presto, in alcune zone, potrebbero essere vietati


Sull’abitare e sugli affitti brevi potrebbero esserci presto delle significative novità. La giunta del Comune di Bologna ha approvato alcune modifiche al Pug (Piano urbanistico generale), che prima di diventare effettive dovranno passare per il Consiglio comunale. Si tratta di questioni piuttosto tecniche, ma che in realtà potrebbero avere un effetto molto concreto sulla crisi abitativa che attraversa la città.

Gli affitti brevi

In una nota, l’amministrazione scrive che “le modifiche introdotte sono state condivise con gli enti preposti nell’ambito della consultazione preliminare e presentate al Tavolo tecnico delle associazioni imprenditoriali e professionali”. Le più importanti tra queste riguardano gli affitti brevi. Il Comune vorrebbe un “maggiore coinvolgimento dei proprietari che beneficiano di un cambio di destinazione d’uso ai costi sociali dell’intervento”, in una chiave “sociale e non speculativa”.

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Di fatto, il cambio di destinazione d’uso al residenziale non sarà più automatico, ma dovrà avvenire attraverso due strade. La prima è quella dell’adesione a un albo, con l’obiettivo di “far contribuire maggiormente il proprietario delle aree, che beneficia della rigenerazione urbana, all’obiettivo sociale”. La seconda si riferisce all’ipotesi in cui “un proprietario di un’area e uno sviluppatore abbiano già individuato un accordo sullo sviluppo. In questi casi – prosegue la nota – c’è già uno sviluppatore e la strada è quella di aderire a un bando che il Comune pubblica periodicamente per la presentazione di accordi operativi dove, preventivamente, saranno definiti gli obiettivi di interesse generale”.

Cosa sta facendo Bologna (e cosa farà) per affrontare la crisi abitativa

Inoltre, nel comunicato l’amministrazione scrive di aver individuato zone del centro storico “in cui c’è già una concentrazione eccessiva di affitti brevi”, come ad esempio la cerchia del Mille. Ebbene, qui non sarà più possibile farne di nuovi. Contrariamente, il cambio di uso potrà invece essere incentivato in zone dove può essere valutato come positivo, anche se non viene specificato quali questi possano essere.

Un altro pacchetto di modifiche riguarda, invece, gli obblighi per la realizzazione di opere di edilizia sociale (Ers). “Nel Pug venivano esclusi gli interventi più piccoli, quelli sotto i 7mila metri cubi. La legge regionale, trattandosi per Bologna di un Comune ‘ad alta tensione abitativa’, prevede un minimo del 20% su tutti gli interventi, mentre il Comune prevede una soglia sopra i 20mila metri cubi, con una destinazione del 30% per l’Ers. La ragione per cui venivano esclusi gli interventi piccoli era che l’impatto in termini di Ers era estremamente ridotto. Con la prima variante, dove è stata introdotta la possibilità del trasferimento dell’obbligo, è diventato possibile monetizzare gli obblighi Ers (in luogo della realizzazione). La monetizzazione degli obblighi Ers consente di estendere a tutti gli interventi tale obbligo: in questo modo il Pug rispetta la previsione della legge regionale, sul minimo del 20%”. Adesso, per ottenere più Ers nella fascia tra il 20% e il 30%, il Comune vuole introdurre “un meccanismo di progressività, che serve a superare la prassi di progettare gli interventi poco sotto la soglia minima che faceva scattare l’obbligo di Ers”.

Le mosse della Regione

A proposito di edilizia sociale. Nella giornata di ieri anche il governatore dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale ha parlato della crisi abitativa. “Dobbiamo aumentare lo stock, mettendo a disposizione della locazione di ogni tipo ogni immobile disponibile” dice de Pascale, annunciando di aver già chiesto un mutuo con la Bei (Banca europea per gli investimenti) per 300 milioni di euro da mettere a disposizione per il patrimonio inutilizzato da parte dei Comuni.

In secondo luogo, il governatore ha detto di voler cambiare la legge urbanistica: “La parte sulla realizzazione di alloggi Ers non ha funzionato. l’unico elemento di investimento immobiliare che spingeva e indirizzava sull’Ers, che sono gli appartamenti ad affitto calmierato, non è partito praticamente in nessuna città dell’Emilia-Romagna. Non ha funzionato perché non è conveniente. Chi ha capitali li investe da altre parti dove è libero di non fare interventi di edilizia sociale” scrive la Dire.

In secondo luogo, de Pascale ha parlato delle foresterie aziendali: “Vogliamo cambiare le norme, che a oggi sono molto restrittive. Un’impresa che oggi vuole investire per offrire in termini di welfare ai propri dipendenti anche una soluzione abitativa, per noi è un grande alleato. A breve andremo in giunta con un provvedimento che rende un pochino più larghe le maglie per questi tipi di investimenti” conclude.

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