Addio ad Alberto Volcan, ingegnere visionario – Bassa Atesina
BRONZOLO. Addio, Alberto Volcan. Si è spento a 89 anni l’ingegnere e ricercatore di Bronzolo dall’anima ecologista, geniale ideatore della «cartamela» e della «pellemela» ma anche di molte altre invenzioni. Tante le manifestazioni di cordoglio e di vicinanza alla moglie Lisa e al figlio Michele con Claudia e con la nipote Chiara, perché Volcan era una personalità stimata oltre che «un bronzolotto», come soleva sottolineare ovunque andasse. «Per noi è un personaggio di cui siamo sempre andati fieri», dichiara l’ex sindaco e amico Benedetto Zito.
La guerra e i viaggi
Alberto Volcan era nato a Bronzolo nel 1936. Il cognome, italianizzato dal regime, sarebbe stato Volkan. «Nel futuro leggendo il passato. Me ricordo»: intitolò così il libro in cui decenni più tardi raccolse aneddoti e personaggi del tempo. Ad esempio, raccontò di quando verso la fine della guerra trovò in una vettura militare due valigie piene di dollari, sterline, marchi (in realtà opera della stamperia di banconote false a Merano), e sua madre riportandole alle SS ne ricavò comunque un compenso in generi alimentari. Oppure, quella volta che si sposarono Oreste e Carolina Michelon ma le bombe danneggiarono il parco ferroviario e le SS costrinsero sposi e invitati a lasciare la chiesa e munirsi di pale e picconi per riparare i danni, e il «sabato fascista» con il «minestrone di Mussolini» elargito a scolari e scolare. «Ho sempre odiato le zigole (cipolle) e le gettavo sotto il tavolo», scrisse Volcan «Il maestro mi prese per la recia e mi portò fuori rimproverandomi: “Mussolini ti offre la minestra e tu la butti sotto la tavola: fuori”».
Perito elettronico, dal 1955 al 1978 lavorò nella Zona, a Bolzano, come addetto alla riparazione dei forni di fusione. «Ho vissuto più in fonderia che a casa», raccontò nel 2015 in un’intervista al Giornale. Inventiva e intelligenza gli permisero di girare l’Europa e il mondo, da Stalingrado alla Cina, da Israele all’Egitto, fino alla Guinea Equatoriale per dare sostegno tecnico a uno stabilimento di mattoni. Conobbe un Bill Gates agli esordi. La laurea in ingegneria elettrotecnica a Graz arrivò che il muro di Berlino era già caduto e Volcan era consulente della Olivetti da anni. Esperienze che pochissimi riescono a mettere insieme in una vita intera.
Le invenzioni
La sua mente (vulcanica: qui il gioco di parole più scontato è doveroso) non si fermava mai. I riconoscimenti non mancarono, dalla medaglia d’oro del 38esimo Salone internazionale delle invenzioni a Ginevra al prestigioso premio internazionale «Flag of the Planet Earth».La sua trovata più nota fu la cartamela, carta prodotta con gli scarti della lavorazione delle mele. Fu impiegata dalla Provincia e dal vescovo Egger come carta da lettere. La pellemela, stesso discorso: ecopelle con una resistenza pari a 90 chili per millimetro quadrato. Provincia e Merloni spa finanziarono il prototipo. L’ingegnere di Bronzolo aveva già creato il primo scooter Benelli realizzato con 660 bottiglie Pet e la lavastoviglie che funzionava senza acqua, detersivo e brillantante. Ideò pannelli solari ecologici e Oil Block, una segatura di mele in grado di assorbire in tempi brevi greggio e altri idrocarburi respingendo l’acqua.
«Stando agli esperimenti, un chilo di questo prodotto assorbe un chilo di petrolio in un quarto d’ora», spiegò l’inventore tra l’ammirazione della stampa, il plauso del mondo ecologista e l’interessamento di Erg.«Noi lo chiamavamo affettuosamente “l’inventore”», racconta Zito, «Alcune sue invenzioni hanno avuto fortuna, altre meno, e me ne meravigliavo. Oppure poteva accadere che i riconoscimenti arrivassero da fuori anziché dall’Alto Adige. Nemo propheta in patria, si dice. Non a caso la trappola per il bostrico è stata adottata in val di Non, dove Volcan aveva una casetta».Non sentirsi mai «arrivati», mai sazi di conoscenza: la vita di Volcan era un continuo mettersi in gioco. E quando un giornalista gli chiese se con le invenzioni pensasse di arricchirsi, lui rispose: «È la povertà la ricchezza del mondo. Nel benessere non si inventa nulla di nuovo».
Il lutto e i funerali
La sindaca Giorgia Mongillo ricorda Volcan come «un uomo geniale e visionario», dichiara, «Con le sue invenzioni e idee, pensiamo alla cartamela o ai sacchi assorbenti per raccogliere olio nei mari, ha contribuito a cambiare il pensiero verso l’ambiente e a dare impulso a trovare soluzioni sostenibili. Legatissimo a Bronzolo, teneva sempre a menzionare nelle sue invenzioni la sua provenienza e il legame con il nostro paese». Il suo ricordo, conclude Giorgia Mongillo, «vivrà nei cuori e nelle pagine della nostra storia».Anche gli Alpini di Bronzolo (di cui Volcan fu capogruppo dal 1961 al 1963) si stringono alla famiglia. «Con profondo rammarico comunichiamo che il nostro socio Alberto Volcan ha poggiato lo zaino», hanno annunciato mercoledì 3 dicembre, «Il nostro gruppo sarà presente con il gagliardetto alla santa messa». Giovedì 4 dicembre, alle 10.30, nella chiesa della Visitazione di viale Europa, a Bolzano, sono stati celebrati i funerali di Alberto Volcan. La sua urna sarà conservata a Bronzolo. S.M




