«Amo Merano e gioco al Tennis Club da 50 anni» – Merano
MERANO. «Sono e mi sento un meranese “doc”. Ho la tessera del Tennis Club Merano in tasca da 50 anni. In via Piave ho giocato l’ultima volta proprio lo scorso fine settimana con il mio amico e compagno di racchetta Luciano Boscolo…», a parlare è Guido Rispoli (classe 1961), Procuratore generale a Brescia (dal 2020), ancora prima con lo stesso ruolo a Campobasso (2016) con un intermezzo a Trapani «dove ho trascorso 7 mesi intensi e formativi» dopo le stragi nel ’98, senza dimenticare ovviamente Bolzano. Nel capoluogo altoatesino è stato Procuratore Capo e si è occupato di inchieste di grande spessore, dal serial killer Marco Bergamo agli skinhead. Per gli anni della sua gestione dell’ufficio e la capacità di smaltire i fascicoli arretrati si era anche meritato una particolare menzione da parte dei giudici del Consiglio di Stato. «Il mio incarico a Brescia scade a marzo 2028: potrei finire la carriera in Lombardia ma ho una domanda pendente per la Procura della Repubblica di Verona e quindi chissà…». La moglie di Rispoli, Laura Biasini, che conobbe al liceo, è meranese ma originaria, da parte paterna, di Povegliano, poco distante. Rispoli si appresta a inaugurare il decimo anno giudiziario (4 a Campobasso e 6 a Brescia) e se non è un record nazionale poco ci manca.
Procuratore, in caso di revisione del processo Stasi – ipotesi tutt’altro che remota viste le consulenze in corso – potrebbe occuparsene direttamente lei visto che il processo approderebbe in Corte d’appello a Brescia. Cosa pensa della riapertura delle indagini per il processo di Garlasco?
Da cittadino, prima ancora che da Procuratore generale, ritengo sia un bene che quando c’è un’ipotesi che prevede che un innocente sia in carcere, la magistratura cerchi di capire se questo è accaduto. Per sapere se ci sarà un processo di revisione a Brescia bisogna però attendere l’esito delle indagini in corso a Pavia. Entro gennaio-febbraio sapremo sicuramente di più.
Lei è meranese ma pochi sanno che è milanese di nascita.
Sì, mio papà approdò a Milano come medico Inail. E nel capoluogo lombardo siamo nati, sia mio fratello Andrea nel 1960 (è Generale di Corpo d’Armata dei carabinieri) sia io, nel 1961. Ma poi tutta la famiglia si trasferì nel 1963 a Merano. Mio padre era campano della costiera amalfitana; la mamma era tosco-laziale, in quanto il nonno era di Pistoia, mentre lei era nata a Montefiascone. La città del Passirio è “casa” per me, mentre Bolzano è la città che mi ha valorizzato come magistrato.
Lei ha conosciuto sua moglie al liceo e proprio a Merano sono nati i suoi due figli. Le radici sono qui…
Assolutamente. Pietro, il primogenito è commercialista. Nicola è un odontoiatra; lavora part-time (due giorni a settimana al Distretto sanitario di Merano) perché parallelamente gioca a tennis a un buon livello (attualmente tra il 1300 e il 1400° posto nel ranking Atp). Sono felice che entrambi vivano e lavorino a Merano.
Ogni quanto torna a Merano?
Lavoro permettendo ogni weekend. In riva al Passirio ho tenuto anche la residenza.
Come la trova?
Molto bella, è una città che ho visto fiorire negli anni che amo e di cui sono anche fiero. In ogni parte d’Italia viene infatti considerata un piccolo gioiello. Mi piace come è cresciuta e si è sviluppata in modo raffinato: dalle Terme al Winefestival.
C’è un rovescio?
Forse può essere rappresentato dall’overtourism, a scapito dei meranesi che subiscono un generalizzato aumento dei diversi costi della vita senza alcun beneficio.
Come valuta il livello di integrazione raggiunto da questa terra?
L’integrazione tra italiani e tedeschi mi pare sia migliorata e la presenza di più cittadini con background migratorio ha sparigliato le carte. In certi ambiti, nei posti apicali, il fatto di essere di madrelingua tedesca ha ancora un suo peso.
Siamo ancora un modello o una provincia in cui la forbice tra ceto medio-basso e cittadini benestanti aumenta sempre più?
Molti meranesi, oggi, faticano a comprare casa. É un dato di fatto oggettivo. Secondo me bisognerebbe lavorare di più su una politica che miri a consentire anche ai meranesi con una fascia di reddito medio-bassa di poter acquistare un appartamento. Altrimenti tanti giovani se ne andranno.
È ripartita la stagione dello sci: ricorda il suo “vecchio” caso dello sciatore pirata di 16 anni che nel 2008 travolse e uccise un padre di famiglia a Obereggen?
Lo ricordo bene. All’epoca venne individuato grazie a una testimonianza e a uno skipass. Oggi siamo ancora più tracciati, ci sono più telecamere ed è quasi impossibile pensare di farla franca.
Adesso siamo più o meno sicuri di un tempo sulle piste?
Ci sono meno incidenti mortali perché le piste sono più affollate. Ma sono aumentati gli incidenti di media entità.
Le piace ancora sciare?
Sì, dieci uscite l’anno sono il mio target anche perché soffro di vertigini…
Tema giovani: la preoccupa più l’alcol o la droga?
Un tempo più la droga, oggi anche l’alcol. C’è l’erronea convinzione che reggere bene l’alcol sia una virtù. Da questo punto di vista il severo trattamento sanzionatorio introdotto nel Codice della Strada ci ha aiutato e ci sono meno croci sulle strade per ubriachezza.




