Come affrontare il declino professionale con la seconda onda
Recentemente ho letto un libro dal quale ho tratto indicazioni preziose per imbastire percorsi di mentorship con alcune aziende. Si chiama La Seconda Onda, un saggio che mescola le esperienze dell’autore con una schiettezza e un acume rari.
L’autore è Arthur C. Brooks che, dopo tanti anni da musicista professionista (suonatore di corno francese), oggi insegna “leadership & happiness studies” all’Harvard Kennedy School, con un approccio eclettico che unisce scienza, filosofia, religione e business. Ed è considerato una delle principali voci contemporanee sul tema del benessere, scopo personale e leadership umana.
Nelle prime pagine afferma: “Ho scovato una fonte di angoscia universale, tra le persone che hanno avuto successo nel loro mestiere. L’ho chiamata ‘maledizione dell’ambizioso’: più sei stato eccellente, più il declino apparirà terrificante”.
Quando inizierebbe il declino professionale? Nonostante siamo molto più longevi che in passato, Brooks spiega che “in quasi ogni professione molto qualificata il declino si colloca tra la fine della trentina e l’inizio della cinquantina.” E continua: “Mi dispiace, lo so che fa male. E non finita qui: più si è realizzati al picco della carriera, più pronunciato appare il declino una volta che inizia”.
Qui occorre chiarire: cos’è che declina? Certamente la capacità di performare al meglio, con poca fatica. Poi attuare dell’innovazione radicale con costanza, e molto spesso (ma non sempre) lo spirito imprenditoriale legato alla fame di nuove sfide e proattività continua. Insomma, il celebre atteggiamento Stay Hungry Stay Foolish entrati negli “anta” tenderebbe ad affievolirsi, se non a scomparire.
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