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Joan Shelley – Real Warmth: Canzoni per tempi disperati :: Le Recensioni di OndaRock

“Real Warmth” è per Joan Shelley un album importante, un punto fermo di una carriera in continua evoluzione, ben lontana dagli stereotipi di certo cantautorato country-folk. Un’autentica e genuina ispirazione anima l’album dell’artista americana, che ha scelto di registrarlo a Toronto con il supporto di gran parte dei musicisti coinvolti nell’ultimo progetto dei Weather Station “Humanhood” (anche Tamara Lindeman è della partita), con il compagno Nathan Salsburg, il collega e amico Doug Paisley e il produttore Ben Whiteley (noto per la collaborazione con Jake Xerxes Fussell).

Mentre i testi affrontano e cercano di analizzare con delicatezza temi importanti come l’angoscia per il sempre più flebile rapporto dell’umanità con la natura e con gli altri esseri viventi, la musica è ricca di elementi più solidi e ritmicamente fluidi. Il risultato è un disco ricco di increspature e melodie memorabili, forse tra le più intense della pur lunga carriera della cantautrice del Kentucky.
Definite dalla stessa Shelley come ricette per tempi disperati, le tredici canzoni di “Real Warmth” sono musicalmente avvolgenti e potenti. La voce resta protagonista sia quando l’intreccio tra ritmiche quasi etniche, chitarra acustica ed elettronica vira verso la folktronica (“Ever Entwine”), sia nei momenti più intimi e intensi, come la splendida “The Orchard” che ha tutte le caratteristiche dell’instant classic.

Impossibile tenere fuori da un album così personale e liricamente ricercato gli affetti familiari. Nella country ballad “New Anthem”, Joan cede la scena alla steel guitar e al controcanto del compagno Nathan Salsburg, non senza aver prima sottolineato doveri e gioie della vita coniugale e l’amore per la figlia in “Everybody”.
In questo viaggio tra radici e nuove vibrazioni l’autrice cesella dei piccoli gioiellini di folk contemporaneo, tra intrecci di chitarre acustiche e Wurlitzer che bramano sonorità più ambiziose, in bilico tra jazz e psichedelia (“Field Guide To Wild Life”), code strumentali che incorniciano una melodia dai toni enigmatici e vibranti (“Wooden Boat”) e un sax in libero arbitrio che fa da cornice a una ballata adagiata su un sensuale groove (“On The Gold And Silver”).

E’ un disco che viaggia verso nuovi confini, “Real Warmth”, una raccolta di canzoni dove non manca una po’ di amabile utopia (“Heaven Knows”) e un confortante senso di speranza (“The Hum”), che per un breve attimo offrono un intelligente rifugio alla mediocrità e all’indifferenza.
Non sono del tutto sicuro che questo sia il miglior album di Joan Shelley, anche se brani come “Who Do You Want Checking In On You” e la title track rafforzano la tesi, ma ho molti motivi per crederlo.

29/11/2025




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