Dalla ronda interforze alla “economia della notte”: la sicurezza 4.0 di Bolzano – Cronaca
“Bolzano? E’ più insicura e più sicura nello stesso tempo”, lo dice Claudio Corrarati. Sta dentro una strettoia la vita di Bolzano. E spiega questo percorso a ostacoli il sindaco: “La sera, soprattutto, è aumentata la percezione del rischio, crescendo nel mentre gli episodi di microcriminalità”. In fondo i più odiosi. Di contro, sono in deriva decrescente furti, rapine, violenze, assalti agli appartamenti. L’impatto dei primi, ecco lo snodo che assume pure connotazioni politiche e sociali, è quello più avvertibile, perchè tocca tutti, entra nelle esistenze quotidiane le quali, a loro, volta, ne vengono condizionate anche nei piccoli gesti: non entro più in quel parco, non vado nella via che ritengo poco illuminata, rientro presto la sera.
Bolzano è in questo asse di avanzamento e la sicurezza sta prendendosi spazi sempre più vasti nella programmazione delle azioni istituzionali: “Per questo sale d’importanza e di consapevolezza la collaborazione interforze, quella tra i nostri vigili, la polizia, i carabinieri, la Finanza”.
Lo stesso questore, aggiunge Corrarati “spinge poer rendere visibili le presenze contemporanee di più forze di pubblica sicurezza”. Poi c’è il resto: dall’economia della notte, inserita con decisione dal sindaco, nel programma di giunta, i controlli di vicinato, le telecamere di controllo preventivo e successivo. Poi, ecco l’ultimo passaggio, la cybersicurezza anche per gli uffici pubblici e le aziende in qualche modo collegate.
La sicurezza pare sempre più una questione centrale, sindaco. Oggi di più?
“Lo è, di più, nella misura in cui è diffusa. E quella più diffusa non guarda ai grandi reati ma alle minime situazioni di pericolo”.
Che sono?
“Spaccio, violenze tra gruppi di nuovi arrivati, occupazione di porzioni di territorio da parte di persone poco rassicuranti. Oggi tanti cittadini si chiedono se passare o no per certe vie o entrare nei parchi”.
Per questo alcuni li avete chiusi la notte?
“E’ un provvedimento che tende a proteggere il bene in se ma anche, ecco il punto, a scoraggiare chi li usa per compiere anche piccoli reati nell’ombra, in apparente sicurezza”.
Quali sono le direttrici di contrasto?
“Sul fronte della microcriminalità, quella che allontana i bolzanini da certi luoghi o li fa assistere a situazioni potenzialmente pericolose, c’è una strettissima collaborazione tra noi e le forze di polizia”.
Del tipo?
“Il nuovo questore, dottor Ferrari, la chiama “grande impatto” e prevede non solo il coordinamento interforze tra vigili urbani, carabinieri, polizia e e Finanza ma anche la presenza contemporanea di personale in alcuni luoghi”.
Cosa può produrre questa strategia?
“Vedere vigili, agenti, carabinieri insieme a presidiare il territorio offre a tutti una immagine di sereno controllo delle cose. Si può chiedere una informazione, aiuto, segnalare un fatto. Insomma sentirsi sicuri. Non è poco”.
Questo come contrasto istituzionale ma poi servono i controlli 24ore su 24 no?
“Per questo abbiamo attivato un maggior numero di telecamere. Ci servono non solo come deterrenza”.
Nel senso non soltanto per la ragione che sono visibili?
“E’ così. Ma sono anche molto utili per avere una visione diretta e riproducibile per reato anche se già avvenuto. Servono alla individuazione del colpevole e anche in fase giudiziaria per ricostruire dinamiche e responsabilità”.
Dove saranno infittite?
“Negli spazi bui, nei parchi e nelle zone poco percorse”.
Bastano?
“Certo che no. E’ la ragione per la quale ritengo che sia la presenza stessa della città civile, dei suoi cittadini a poter garantire una sicurezza in profondità”.
Un esempio?
“Gli eventi, l’occupazione degli spazi con attività pubbliche. E’, al fondo, quello che ho chiamato “economia della notte” e l’abbiamo inserita nel programma”.
In cosa consiste?
“Nel coordinamento tra chi produce attività serale, e dunque gestori di locali, associazioni, istituzioni culturali. E nel mettere in relazione tutto questo mondo con l’economia, le aziende, le imprese. Far si che la notte divenga anche utilità economica, riscontro sociale, che sempre più persone e gruppi facciano delle ore serali momenti di aggregazione ma anche di economia in senso stretto”.
Finora non è stato possibile?
“Si è agito solo sugli orari di chiusura e non su quelli di possibili aperture ma in sicurezza. Così di potrà non lasciare soli che della notte ha fatto lo snodo della sua attività anche di impresa. Non solo: anche di attività culturali, musicali o del tempo libero”.
Basta?
“No. E infatti ora entra in campo anche un ulteriore passaggio sul terreno della sicurezza, il controllo di vicinato”.
In cosa consiste?
“Oggi, le forze dell’ordine ringraziano, certo, chi telefona loro per avvertirle di un pericolo. Ma succede che sia la signora sul balcone allarmata da un rumore, oppure la famiglia che vede una persona a loro dire poco raccomandabile nel cortile di casa”.
Non basta?
“No. Importante è, come dice la polizia, la “qualità della segnalazione”. Le forze dell’ordine ricevono migliaia di telefonate poco circostanziate, spesso mandano le pattuglie in giro senza poi trovare riscontro. Chiedono, in sostanza, di poter fare interventi mirati”.
Come sarà possibile farli?
“Con la formazione. Il controllo di vicinato consiste nella presenza di cittadini volontari che tuttavia sono stati preventivamente formati dal personale di pubblica sicurezza, resi partecipi delle modalità di segnalazione, di quali uffici attivare”.
Possono poi intervenire?
“Certo che no. Solo segnalare. Ma una buona segnalazione produce un buon intervento, spesso decisivo. Saranno l’occhio della sicurezza nei quartieri. Non sono vigilantes e soprattutto, non saranno ronde. Ci mancherebbe. Un supporto per una migliore esistenza di tutti”.
Poi c’è la sicurezza tecnologia e qui il fronte di allarga.
“Eccome. Le aziende ne sanno qualcosa. Conoscono i pericoli che stanno dentro i loro telefonini, nella possibilità di truffe o raggiri, nello spionaggio industriale attraverso le nuove tecnologie”.
Che si fa?
“Occorre adeguarsi. Aumentare gli strumenti. Ne sappiamo qualcosa anche noi in Comune sempre alle prese con l’aggiornamento anche nella cyber sicurezza”.
Ha un costo tutto questo?
“Altissimo. Dico sempre che i software più sicuri, i tecnici e gli strumenti per metterli a disposizione sono il nuovo petrolio. Chi li ha, chi se li può permettere ha in mano un propulsore di sicurezza”.
In generale dunque la sicurezza costa?
“Costa molto. E su due fronti”.
Quali?
“Uno è il costo sociale. L’insicurezza, i reati, i danneggiamenti, la necessità di spendere per la forza pubblica e le azioni di contrasto. L’altro è il costo vivo, quella del digitale da continuamente aggiornare. Servirà pensarci. E molto. Perchè si tratta di un passaggio indispensabile”.




