Bodycam passa all’Unreal Engine 5.5: il realismo incontra l’horror
Bodycam è un prodotto che ha avuto un discreto successo non tanto per le sue particolari qualità, quanto per questioni puramente tempistiche. Quando tutti erano estasiati dal filmato di gameplay di Unrecord, progetto completamente sparito dai radar dopo il fragoroso reveal, un piccolo gruppo di sviluppatori ha messo su un gioco con caratteristiche simili e un’impalcatura ludica assai claudicante, ma che per via delle evidenti somiglianze con il titolo di riferimento è riuscito a vincere facile. Nel corso dei mesi, il team si è ingrandito e sono arrivati nuovi contenuti, inclusi quelli di un corposo update recente che ha ampliato la modalità Zombies e aggiornato il motore grafico con quelle che gli sviluppatori definiscono grosse novità in termini di ottimizzazione e resa grafica. Sarà davvero così?
Come Resident Evil Village
La principale novità di questo nuovo content update di Bodycam riguarda senza ombra di dubbio Zombies, una modalità PvE introdotta qualche tempo fa che, però, non ha ricevuto particolare supporto dopo il suo debutto. Questo fino ad oggi, poiché col nuovo aggiornamento è finalmente arrivata Village, una mappa nuova di zecca che permette di vivere l’esperienza horror in uno scenario molto diverso dal moderno palazzo infestato al centro della prima area. Il nome di questo setting è, in modo piuttosto palese, un riferimento all’ultimo capitolo di Resident Evil.
Basta dare anche solo una rapida occhiata a Village per notare svariate somiglianze tra il villaggio innevato invaso dagli infetti e i luoghi in cui Ethan Winters si ritrova a cercare sua figlia. Pur non trattandosi di una copia 1:1 della mappa di RE Village, le piccole piazze, il cimitero, i capannoni e le vecchie case abbandonate hanno un’estetica davvero molto simile a quelle alle quali si ispirano ed è forse per questo che la mappa contribuisce a rendere l’esperienza ancora più inquietante. Vi ricordiamo infatti che in Bodycam il personaggio è pesante ed è costretto a utilizzare la pistola standard o i fucili trovati in giro nelle ‘Casse Misteriose’, ossia grosse casse di legno con dipinti sopra punti interrogativi bianchi, i quali richiamano quelle viste nella modalità Zombies di Call of Duty. Parliamo quindi di armi normalissime con caricatori limitati, i cui proiettili vanno dosati con attenzione per colpire alla testa quante più creature possibile, prima di avviare una ricarica che, se eseguita al momento sbagliato, conduce a morte certa. Qui abbiamo anche un grosso problema di illuminazione, poiché si inizia a giocare in un capannone poco prima del tramonto, ma già dopo la prima ondata di non morti vediamo calare le tenebre. In sostanza, in buona parte della mappa c’è buio pesto e bisogna guardarsi attorno con il solo ausilio della torcia, che illumina esclusivamente dove stiamo mirando e tende spesso a spegnersi. La tensione è altissima, soprattutto quando ci si trova in luoghi più aperti e si ha la sensazione che i nemici possano spuntare da qualsiasi direzione. Non parliamo quindi di un’esperienza per i deboli di cuore.
Un viaggio nell’orrore
Un altro aspetto molto interessante di Village è la sua struttura, visto che ci troviamo di fronte ad una mappa pensata per essere giocata in modo ‘lineare’ e non per stare fermi e resistere alle crescenti ondate di mangiacervelli. Ovviamente si può fare anche quello, ma è chiaro sin da subito che la piccola porzione iniziale della mappa sia solo un assaggio di quello che il villaggio ha da offrire. Attivata l’alimentazione del cancello elettrico poco fuori dall’abitazione in cui parte il match, notiamo infatti alcuni indizi che suggeriscono quali azioni compiere per procedere alla fase successiva e ripetere il tutto. Si va dall’attivazione di generatori all’apertura di passaggi segreti: passo dopo passo, si passa sempre a nuovi punti d’interesse e alcuni di questi fanno davvero paura.
Abbiamo per esempio affrontato un boss in una chiesa infestata, svelato il passaggio segreto sotto l’altare e raggiunto una miniera parecchio grande, che dopo una lunghissima camminata ci ha condotti dall’altra parte del villaggio, con nuovi enigmi da risolvere. Funziona tutto piuttosto bene, anche se è palese che vi siano problemi di ritmo nella sezione sotterranea, dove si percorre un tratto eccessivamente lungo senza la presenza di nemici, che spezza il ritmo di gioco e non aggiunge nulla all’esperienza. Si tratta questo di uno dei tanti problemi di design che affliggono Bodycam nella sua interezza e che denotano una certa inesperienza del team di sviluppo che, nonostante il suo ingrandimento (pare siano stati raggiunti i 100 elementi al lavoro sul gioco), continua a mostrare il fianco a queste imperfezioni. Segnaliamo anche che gli sviluppatori hanno introdotto una nuova arma esclusivamente pensata per la modalità Zombies, ossia la balestra in grado di sparare dardi esplosivi. Durante i nostri ripetuti tentativi di sopravvivenza, però, non siamo mai riusciti a mettere le mani sull’arma, che probabilmente è assai rara per via della sua potenza ben superiore alle tradizionali bocche da fuoco. Avremmo gradito poter trovare l’arma almeno nel poligono di tiro, ma nell’area d’addestramento si possono trovare tutte tranne la balestra.
Dalla Francia con furore
Parlando invece del PvP, che è poi la componente principale di Bodycam, questa ha visto arrivare una mappa chiamata CQB Powergun, nome che potrebbe dirvi qualcosa, soprattutto se siete appassionati di airsoft. Chi ama questa disciplina, infatti, saprà quasi sicuramente che stiamo parlando di un’arena realmente esistente in Francia (Orgemont), dove fino a cinquanta partecipanti possono affrontarsi. Parliamo quindi di uno scenario che ripropone in modo attento la sua controparte reale, che consta di alcuni edifici in disuso e una zona all’aperto, che è ricca di muretti e carcasse di veicoli.
Anche in questo caso la tensione è palpabile, visto che il nemico potrebbe nascondersi dietro ogni angolo e bisogna prestare attenzione anche ai possibili giocatori in arrivo da dietro. Si tratta senza alcuna ombra di dubbio di una delle migliori mappe PvP dello sparatutto in prima persona, sebbene anche in questo caso non possiamo che ribadire quanto già detto per la modalità Zombies: la bontà del nuovo contenuto non è sufficiente, poiché i problemi di spawn e altri piccoli difetti che erano presenti già al lancio continuano ad affliggere il gioco, che diverte per qualche partita ma difficilmente diventerà il vostro titolo multiplayer di punta.
Un nuovo Unreal Engine
Se tutto sommato le novità in termini di contenuti convincono, ciò che delude sono le millantate prodezze tecniche di questo aggiornamento. Dalle patch notes e dalle dichiarazioni degli sviluppatori, sembrava che Bodycam stesse per fare un salto di qualità non indifferente, complice soprattutto il passaggio da Unreal Engine 5.2 a 5.5 con conseguente introduzione di Virtual Shadow Maps (VSM) e versione completa di Lumen, oltre che di ottimizzazioni atte a ridurre le risorse utilizzate e migliorare le prestazioni.
Dopo diverse ore di gioco, possiamo dirvi che non solo tutte queste migliorie non si vedono, ma che anche l’ottimizzazione non sembra poi essere tanto meglio rispetto al passato, con le temperature raggiunte da processore e scheda video che sono sempre piuttosto alte, soprattutto se rapportate a quelle raggiunge con altre produzioni recenti. Abbiamo anche notato un grosso problema col caricamento degli elementi dello scenario, che dopo l’avvio della partita ci mette un po’ prima di poter vedere tutta la mappa al completo.
Per dovere di cronaca, abbiamo giocato con tutte le impostazioni al massimo e il DLSS impostato su qualità, ma nonostante tutto non abbiamo visto grosse differenze con le precedenti versioni. Va anche detto che, dando un’occhiata ai forum di Steam, questa sensazione riguarda tutti i giocatori, con numerosi esempi che addirittura parlano di un leggero downgrade, probabilmente dovuto alla presenza di un effetto grana che fino a poche ore fa non era del tutto disattivabile (l’ultimo update ha risolto il problema). Troviamo inoltre ancora i problemi legati ad un’interfaccia dei menu assai grezza e ad un sistema di ricerca delle partite poco efficace, che nel nostro caso viene peggiorato da una traduzione in italiano raffazzonata e piena di scivoloni che rendono difficile interpretare alcune opzioni, tradotte alla lettera.
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