Emilia Romagna

scontro sul no di Unibo al corso per i militari


Anche il governo si schiera nella polemica tra l’Università di Bologna e l’Esercito, dopo il rifiuto della proposta di attivare un corso di laurea in Filosofia riservato a militari all’Accademia militare di Modena, avanzata dal generale Carmine Masiello, capo di Stato maggiore dell’Esercito. La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini sarà presente il 1 dicembre all’Accademia militare di Modena per incontrare il gruppo di ufficiali coinvolti nella vicenda. Il caso ha acceso un confronto acceso tra governo, collettivi studenteschi e docenti sul tema della formazione universitaria per i militari e il rapporto tra istituzioni accademiche e forze armate.

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Collettivi e Dipartimento bloccano la proposta per i militari

La decisione dell’Alma Mater, cioè quella di non attivare il corso di laurea proposto, ha diviso nettamente il mondo accademico e politico. Gli universitari del Cua si sono immediatamente mobilitati, dichiarando pubblicamente: “zero spazi per l’Accademia militare di Modena” nella centralissima via Zamboni. Nel frattempo, il Dipartimento di Filosofia dell’ateneo ha scelto di non sottoporre nemmeno a voto la proposta, astenendosi dal deliberare su una questione considerata altamente controversa all’interno della comunità accademica. La situazione ha rapidamente alimentato tensioni sia tra le parti interne sia tra esponenti delle istituzioni e collettivi universitari.

Il ministro Piantedosi e il suo commento sulla scelta di Unibo

L’intervento del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha contribuito ad accendere ancora di più la polemica. Piantedosi, pubblicando la foto di uno striscione dei collettivi, ha espresso chiaramente la sua posizione, affermando: “Decisione incomprensibile”. Ha poi aggiunto: “Mi addolora ancora di più che tutto ciò sia avvenuto proprio a Bologna, simbolo dei valori di laicità e libertà – ha aggiunto – . Un’università non può essere gestita come una sezione di partito, chiudendosi rispetto all’esterno”. Dichiarazioni che hanno diviso ulteriormente le posizioni tra chi difende l’autonomia universitaria e chi invece denuncia una discriminazione ai danni delle forze armate.

Rettori disponibili, difesa e opposizione: nasce il dibattito

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha fatto sapere di aver già ricevuto diversi messaggi di sostegno da parte di altri atenei italiani, affermando: “Mi sono arrivati dieci messaggi di rettori pronti a prendere il posto dell’Università di Bologna”. Il componente laico del Csm Ernesto Carbone ha definito questa una grande occasione persa: “È ingiusto che l’Università rifiuti i militari in un luogo dove il confronto tra idee è sempre stato garantito. L’Esercito tutela democrazia e libertà ogni giorno”. Per Carbone, il rischio che le proteste dei collettivi abbiano influenzato la scelta dell’ateneo “è concreto”.

Voci contrarie: Avs e collettivi difendono l’autonomia accademica

Un’opinione completamente opposta viene espressa da Nicola Fratoianni (Avs), che sposta il dibattito sul merito della proposta, dicendo: “Evitino la crociata contro l’Università. Trovo più strano che l’Esercito abbia chiesto un corso riservato: i militari possono iscriversi ai corsi già esistenti”. Anche i collettivi dichiarano la loro posizione: “L’Università non deve essere militarizzata”, sottolineando come intendono difendere l’indipendenza dell’istituzione scolastica da interferenze di tipo militare o politico. Le loro posizioni, seppure nette, hanno trovato sostegno nell’opinione pubblica e tra alcuni docenti.

Preoccupazione istituzionale: Ugolini denuncia una deriva pericolosa

Nel dibattito interviene anche la consigliera regionale Elena Ugolini, che definisce preoccupante l’atteggiamento dell’Università rispetto alle proteste studentesche. Ugolini ritiene che il rifiuto al corso riservato all’Esercito sia un segnale di una pericolosa deriva culturale e istituzionale. Ugolini afferma: “È grave che alcuni docenti favoriscano un clima di ostilità verso le forze dell’ordine e le forze armate. Invece di ringraziare chi ci difende, si prendono le distanze”. Secondo la consigliera, il rischio è che siano “minoranze rumorose” a condizionare le scelte accademiche, danneggiando la libertà di confronto, sottolineando la necessità di mantenere il ruolo istituzionale dell’ateneo al centro dell’agenda universitaria.

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