Alexander Gruber, condanna confermata. Uccise la compagna: dieci anni e otto mesi in appello – Cronaca
BOLZANO. La Corte d’Assise d’appello di Bolzano ha confermato la condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione a carico di Alexander Gruber nel processo per il femminicidio di Merano. I fatti risalgono al febbraio del 2023 quando, secondo i giudici, l’uomo provocò la morte della compagna Sigrid Gröber, all’epoca 39enne, sulle scale dell’appartamento di servizio della scuola Kaiserhof dove lavorava l’uomo.
La difesa aveva impugnato la sentenza di primo grado, ponendo l’accento su una mancata valutazione adeguata della grave malattia di Gruber, un alcolismo cronico in fase avanzata accompagnato da disturbi cerebrali come amnesie, alterazioni della memoria a breve termine e una confusione temporale costante, anche senza assunzione di alcol.
Le legali sottolineavano come le perizie psichiatriche abbiano evidenziato un quadro clinico compromesso, criticando il fatto che la Corte abbia ignorato questi elementi, descrivendo Gruber come una persona violenta e spregiudicata e imponendo un «rigore punitivo eccessivo» basato su presupposti non dimostrati.
La difesa contestava inoltre l’applicazione automatica di tre aggravanti fondamentali: la relazione affettiva con la vittima, la minorata difesa e la recidiva reiterata, ritenendo che la Corte non abbia svolto un’analisi approfondita sull’effettivo ruolo di queste circostanze nel caso specifico.
La ricostruzione
La Corte d’assise di Bolzano, contrariamente a quanto ritenuto dal consulente nominato dalle due avvocatesse di Alexander Gruber, aveva sottolineato che le numerose lesioni rinvenute sul corpo di Sigrid non sono state ritenute in alcun modo compatibili con una caduta dalle scale, sia per la loro localizzazione sia per la tipologia. Per la Corte, insomma, tutto porta a individuare in Gruber «oltre ogni ragionevole dubbio, l’autore del reato».
Le lesioni traumatiche sono state ritenute concause dell’evento, dal momento che da sole non avrebbero potuto provocare la morte della donna. A renderle letali furono le numerose e gravi patologie di cui soffriva Sigrid Gröber, il cui corpo era fortemente debilitato dall’alcolismo cronico. Una situazione di cui, secondo i giudici, Gruber era ben consapevole, così com’era consapevole che picchiandola rischiava di ucciderla.
Per questo, tra le aggravanti contestate al 56enne, oltre a quella della relazione affettiva, della recidiva e della minorata difesa (perché l’aggressione è avvenuta «in un luogo appartato», e perché l’imputato era consapevole «dello stato di alterazione psicofisica della vittima»), c’è anche il fatto che «è altresì plausibile che fosse a conoscenza delle patologie» di cui la donna soffriva.
A impedire il riconoscimento delle attenuanti generiche, invece, secondo i giudici, sono state la condotta delittuosa di Gruber, «posta in essere nei confronti di persona inerme e caratterizzata da una violenza insistita», raccontata dalle tante ecchimosi e dalle pregresse lesioni perpetrate contro Sigrid Gröber, l’indole violenta, la condotta non collaborativa subito dopo i fatti, ma, anzi, «fuorviante e finalizzata ad allontanare i sospetti da sé», e anche i precedenti penali dello stesso Gruber, fra cui due recentissimi episodi di danneggiamento e lesioni.
Per quanto riguarda i risarcimenti, la cifra complessiva ammonta a quasi 556 mila euro nei confronti dei familiari della donna e a 30 mila euro alla Provincia di Bolzano, per la prima volta costituitasi parte civile in un procedimento penale per femminicidio, in quanto proprietaria del Kaiserhof e datrice di lavoro di Gruber.
Come aveva a suo tempo spiegato l’avvocato Lukas Plancker, dell’avvocatura della stessa Provincia, il denaro destinato alla Provincia, se e quando arriverà, servirà a finanziare associazioni e progetti contro la violenza di genere.
Venerdì la Procura Generale, rappresentata dalla dottoressa Donatella Marchesini, aveva chiesto la conferma della condanna a 10 anni e 8 mesi comminata in primo grado, appunto, per omicidio preterintenzionale. Condanna che è stata confermata in appello.




