l’ingegnere Leonardo gira il mondo con un occhio allo spazio e il cuore nella sua terra

Cresciuto all’ombra del castello medievale del barone Corvo de Corvis, al tempo volgeva lo sguardo ancora più su, con il desiderio comune a tanti bambini di fare l’astronauta. Oggi Leonardo De Laurentiis, 33 anni, di Roccascalegna, è un ingegnere informatico con dottorato post laurea in Radar ad apertura sintetica e intelligenza artificiale, e lavora nell’unica sede italiana dell’Agenzia spaziale Europea (Esa), alle porte di Roma, con un ruolo di responsabilità che lo porta a viaggiare per il mondo e confrontarsi giornalmente con la comunità scientifica internazionale.
Un talento di casa nostra, cresciuto in una famiglia normale, spinto da una forte curiosità verso il mondo (anzi, verso il cosmo) e da una predisposizione per lo studio che lo ha portato, dopo il diploma al liceo scientifico Galilei di Lanciano, a conseguire la laurea triennale e la magistrale all’università romana di Tor Vergata, dove ha poi coronato gli studi con un dottorato di ricerca. Ed è stato proprio durante il percorso accademico che quel sogno lontano di arrivare nello spazio gli ha permesso di trovare la sua strada.
Del suo lavoro, benché molto tecnico, l’ingegner De Laurentiis parla con entusiasmo, umiltà e parole comprensibili. Nessuna vanità da “arrivato”, o stranezze da “genio”. Un giovane professionista che quotidianamente dalla sua scrivania romana parla con l’altra parte del mondo, ma che resta legato ai passatempi di sempre: il Fantacalcio con gli amici, il tifo per la Juventus, le partite con la sua storica squadra di calcio a 5 di Sant’Eusanio del Sangro, le vacanze estive e le ferie natalizie nella sua Roccascalegna, la futura moglie conosciuta sin dai tempi del liceo, professionista in un campo del tutto diverso dal suo.
Accetta di raccontarsi a Chieti Today in un periodo impegnativo sul fronte professionale, perché sta organizzando l’annuale conferenza dell’Agenzia spaziale Europea che riunisce la comunità scientifica internazionale in un confronto sulla qualità dei dati dei sensori ad altissima risoluzione acquisiti da satellite. Una definizione che ai profani dice ben poco, ma che lo appassiona e che riesce a far comprendere anche ai meno avvezzi.
Tutto inizia durante l’ultimo anno della magistrale, nel 2017, quando l’ingegnere abruzzese viene selezionato per preparare la tesi di laurea all’estero e vola verso la California, a nord di Pasadena, diretto al centro di ricerca Nasa Jpl (Jet propulsion laboratory): “Mi sono occupato dei dati acquisiti da specifici sensori radar a bordo di alcuni satelliti per l’osservazione della Terra e in particolare del processamento a cui vengono sottoposti, grazie al quale si possono ottenere risoluzioni anche molto alte. Sono stato per mesi ospite di due mentors, scienziati di altissimo profilo nel campo dei radar e dell’osservazione dati”. Tecnologie elevatissime che, spiega De Laurentiis, “sono utilizzate anche per l’osservazione di altri pianeti o lune, ad esempio Venere (missione Magellan) o Titano (missione Cassini-Huygens). Io, nel dettaglio, ho contribuito a sviluppare un algoritmo per correggere in maniera semiautomatica eventuali errori generati durante il processamento dei dati, così da migliorare il prodotto fornito all’utente finale. L’uso di questi radar, chiamati Sar (Radar ad apertura sintetica) è fondamentale in diverse applicazioni: ad esempio consente di misurare gli spostamenti del terreno anche a livello millimetrico. Viene dunque utilizzato anche dal dipartimento di sicurezza interna degli Stati Uniti”.
Nel 2019, durante il dottorato di ricerca, c’è una nuova esperienza oltreoceano al Nasa Jpl: “Ho ripreso parte del precedente progetto, combinandolo all’intelligenza artificiale, continuando a migliorare i prodotti che vengono generati da acquisizioni Sar”. Conclusa la formazione accademica, De Laurentiis mette il primo piede nella sede italiana dell’Agenzia spaziale europea, a Frascati, iniziando con una borsa di ricerca. Grazie al suo impegno quotidiano, è diventato responsabile della qualità dei dati di altissima risoluzione.
“L’Esa – spiega – si occupa di osservazione della Terra ed esplorazione dello spazio a scopo civile e scientifico, tramite diversi progetti. A bordo dei satelliti Esa ci sono diversi sensori che operano, ad esempio, nel dominio radar, nel termico, nell’ottico, nella radiofrequenza: ciascuno assolve a determinati compiti che consentono di generare prodotti finali utili a diversi campi e programmi. Ad esempio Copernicus, programma gestito dalla Commissione Europea e co-funded con Esa, fornisce dati in maniera open and free a chiunque, grazie ai satelliti chiamati Sentinelle che osservano diverse parti dello spettro elettromagnetico e hanno diverse applicazioni. I dati che forniamo attraverso Copernicus vengono usati da altre agenzie europee e mondiali, oltre che aziende commerciali, e usati per diversi scopi: studio e monitoraggio dei cambiamenti climatici, emergenze, sicurezza, monitoraggio confini, monitoraggio oceani, monitoraggio atmosfera”.
Satelliti particolarmente potenti, dunque, che dallo spazio forniscono immagini fino a 10 metri di risoluzione spaziale, “e in futuro fino a 5 metri”, precisa De Laurentiis, usati, fra l’altro, anche per intervenire in maniera più efficace in caso di calamità naturali, come accaduto nel caso delle recenti alluvioni in Spagna.
“Lavoro con sensori ad altissima risoluzione – racconta De Laurentiis – forniti principalmente da missioni terze che contribuiscono a Copernicus e/o ai programmi scientifici Esa, come la costellazione Pleiades Neo di Airbus o WorldView Legion di Vantor, che forniscono dati ad altissima risoluzione fino a 15-30 centimetri. La mia responsabilità è controllare che tali satelliti performino come previsto, che diffondano dati in linea con la qualità che dichiarano. Una sorta di controllo qualità per il quale occorre conoscere molto bene i vari domini e le peculiarità dei sensori”.
Per comprendere l’importanza di un compito così delicato, basti pensare che “se non ci fosse un tale controllo, ci esporremmo a fornire dati potenzialmente non corrispondenti al livello di qualità previsto, rischiando di realizzare prodotti con anomalie e deviazioni dal vero. L’obiettivo del mio lavoro – chiarisce ancora – è limitare al minimo l’errore di quei sensori”.
Un lavoro che esige competenza, precisione e grande concentrazione. Ma come si vede in futuro un giovane professionista così appassionato? “Mi piacerebbe rimanere in questo ambito – si racconta De Laurentiis – soprattutto nell’altissima risoluzione e nel dominio del New Space, legato alle nuove realtà aziendali che stanno nascendo. Vorrei dare un contributo per far crescere questo campo, arrivando ad avere satelliti sempre più performanti per un contributo ancora più importante alla scienza e ai servizi applicativi. Mi piacerebbe inoltre restare nello stabilimento italiano di Esa, perché mi permette di coniugare la bellezza del lavoro internazionale, anche grazie al fatto che viaggio spesso per lavoro, e la qualità della vita in Italia, che è molto alta”.
Guardando indietro e tornando nei panni del bambino che voleva fare l’astronauta, quanto è grande la soddisfazione di riuscire a lavorare in questo ambito? “Sono riuscito a raggiungere l’obiettivo di avere una vita professionale nel mondo dello spazio e nella comunità scientifica internazionale – dice De Laurentiis – che era quello che sognavo da piccolo. Sono sempre stato spinto dalla curiosità che spesso mi ha guidato nel mio percorso di studi. È importante, per me, dire che ho frequentato l’università prevalentemente in Italia e che, a mio parere, il livello di qualità di scuola e degli atenei italiani, soprattutto a livello teorico, rimane sempre molto alto, nonostante spesso non dispongano di risorse economiche comparabili ad altri atenei del mondo. Lo riscontro quotidianamente, confrontandomi con la comunità scientifica internazionale. Gli italiani contribuiscono alla comunità internazionale con pubblicazioni di altissimo profilo e livello”.
E in un futuro molto lontano, c’è un ritorno definitivo a Roccascalegna? “Perché no”, sorride. “La qualità della vita dalle nostre parti è molto alta, non è detto che non tornerò un giorno”. Ma non prima di conquistare lo spazio.
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