Bari, Bidonville compie trent’anni: “Noi precursori del vintage”
Entra nel club degli ‘enta’ Bidonville Vintage Store. Dall’idea di Nicola Mincuzzi e Tommaso De Giosa, il 29 novembre 1995 nasceva a Bari quello che è stato (e continua ad essere) non soltanto il primo locale commerciale di abbigliamento e accessori d’epoca, ma un punto di riferimento per tanti, precursore di un movimento culturale molto più ampio.
“Tutto quello che abbiamo fatto e che facciamo viene da un forte entusiasmo e dalla passione per la ricerca, lo scambio di pensieri”, afferma Nicola Mincuzzi, con cui ripercorriamo alcune delle tappe di Bidonville.
Bidonville, ubicato da sempre in via Melo 224 all’interno di un prestigioso palazzo storico di fine ‘800, nasce come Associazione Culturale con l’intento di diffondere la cultura del riciclo, del recupero e del riutilizzo di idee, fatti e cose che la civiltà dei consumi ha deciso di accantonare. “Eravamo proprio di nicchia – racconta Nicola – da noi passavano soltanto quelli che si chiamavano gli ‘alternativi’, gli artisti, gente trasversale a quello che era la moda e il modo di fare dell’epoca. Sin da subito abbiamo abbracciato un mondo che va oltre al vintage e all’usato, un mondo che ha smosso tante realtà parallele. Infatti, essendo inizialmente un’associazione, davamo la possibilità di fare una serie di cose all’interno dei locali: davamo lo spazio agli artisti per le mostre, organizzavamo ogni giorno il baratto di libri e fumetti e, periodicamente, quello degli abiti durante il cambio di stagione”. Sin dagli albori, Bidonville si caratterizza come un contenitore culturale, una macchina scuotitrice di idee proprio come quelle scritte sui post-it della sua bacheca per gli annunci: frasi, annunci, pensieri. Un modo per darsi un appuntamento nello store per incontrarsi, per conoscersi in un’epoca senza cellulari e social. Un punto di ritrovo e un punto di incontro; creatore di una rete tra persone con interessi comuni, dalla musica all’abbigliamento, dalla sostenibilità al riciclo; luogo dove ‘barattare’, scambiare oggetti veri e propri e pensieri.
“Dopo un anno di attività, nel 1996 organizzammo una mega festa gratuita nella discoteca Camelot con tutti gli associati tra sfilate di abiti usati, dj-set di generi musicali che per la prima volta si incontravano nello stesso posto, hip hop, rock, jazz, sotto lo sguardo titubante del gestore”. L’evento fu un grande successo in cui vennero riunite tante realtà diverse. “Si dovette ricredere il gestore che ci chiese addirittura di organizzare altre serate”, ricorda sorridendo Nicola mentre ci racconta la storia.
Le iniziative del ‘neonato’ Bidonville seguivano lo spirito della sua età, cavalcando l’onda della ‘gioventù’, tra voglia di ribellione e cambiamento, divertimento e innovazione. Bidonville cresce come spazio per promuovere la cultura in ogni sua forma, attraverso corsi di arte, pittura e musica. “Durante il 1998 ogni domenica, davamo la possibilità di noleggiare le biciclette chiudendo al traffico il lungomare di Bari, investendo il ricavato in alberi e piante per la città; negli anni 2000 il Bidonville On the Road, in giro per le più grandi e importanti fiere di tutta Italia – che prosegue tutt’ora – e poi la creazione della prima Fiera del Baratto: l’appuntamento allo stadio della Vittoria e successivamente alla Fiera del Levante dedicato al riciclo intelligente e alla passione per il vintage. Un luogo dove gli oggetti trovano nuova vita e lo scambio diventa un gesto sostenibile”. Precursore di tanti eventi dove cominciavano ad essere coinvolti ad esporre collezionisti, privati ed hobbisti. L’ante-litteram di quello che nel 2019 sarà il primo Vintage Market a Bari, dai 60 espositori del primo evento al Palamartino, giunto oggi ai 150 stand della dodicesima edizione nei due giorni del 15 e 16 novembre.
Un ‘future vintage’, quello di Bidonville, come lo definisce Nicola Mincuzzi stesso. Precursore di numerose iniziative a Bari e nel Meridione, dopo anni di esperienza, non bastava più essere un’associazione culturale per i progetti di Nico e Tommy: “Volevamo fare uno step in avanti – dichiara Mincuzzi – Abbiamo iniziato a girare nei market d’Italia e nelle fiere vintage più importanti e da lì abbiamo pensato di convertire Bidonville in Snc, diventando il primo grande vintage store di Puglia”. Un nuovo format, ma gli stessi ideali: Bidonville nell’ottobre del 2017 si espande, acquisendo un secondo locale proprio accanto al primo, lì dove sorgeva lo storico Bar Melo e, in nome della filosofia etica del recycling, “abbiamo lasciato tutto come era – racconta Nicola – tutto è rimasto come era: il bancone all’interno da bar, la struttura non l’abbiamo toccata”. Due spazi con identità diverse: uno dedicato allo streetwear e uno al vintage più classico. Due anime Bidonville, unite dalla stessa passione, ampliando la proposta di capi vintage selezionati per la community.
Una community che va oltre il venditore e il cliente. Si tratta di una vera e propria comunità di intenti, lo sposalizio della medesima filosofia tra persone, ossia la promozione di un messaggio etico, rivolto alla sostenibilità, all’economia circolare, all’upcycling, alla rimessa in circolazione, all’artigianato creativo nel rispetto dell’ecologia e dell’ambiente. Sarà questo il successo dei trent’anni di Bidonville, meta di tanti appassionati, posto in cui si creano delle sinergie con il pubblico, luogo di emozioni e ricordi legati al passato che sorregge il futuro.
Oggi il vintage è cambiato? Le piattaforme vintage come stanno influenzando la macchina che si cela dietro la ricerca del capo? “Noi per primi abbiamo iniziato a vendere online, durante gli anni di Ebay: era una vetrina sul mondo ed è stato bello perché acquistavano dal Giappone, dall’Europa, dall’America. Ma nel tempo l’inflazione di queste nuove piattaforme sta creando qualche problema da parte di chi come noi ha un’attività commerciale che fa attenta ricerca e selezione per reperire capi interessanti alla fonte: si tratta di una forma di concorrenza sleale non soltanto per i prezzi, ma anche perché fa venir meno quel senso di community che si crea solo con l’incontro”. Si viene ad ‘inquinare’ il senso stesso dell’economia circolare. Un problema che, considerando anche il fenomeno del fast-fashion, si amplifica: “I carrelli online ‘allenano’ i ragazzi ad un acquisto inconsapevole, quantitativamente smodato di capi di scarsa qualità che possono essere restituiti, creando un accumulo di rifiuti e inquinamento in un circolo vizioso”.
Scettici e amanti, second-hand e fast-fashion, acquisto online e acquisto in loco, acquisto consapevole e acquisto impulsivo: Bidonville con le sue trenta candeline ha visto l’evolversi del vintage. “Oggi, per esempio, le case di moda e il cinema cercano, pubblicizzano questi capi e gli attori si vestono più spesso con abbigliamento d’epoca – afferma Mincuzzi – noi stessi vantiamo numerose collaborazioni con artisti e costumisti, fornendo abiti per realizzazioni teatrali e cinematografiche, tra cui ‘La vita davanti a sé’, film con Sofia Loren”.
E Bari? Quanto è cambiato l’atteggiamento della città nei confronti del vintage? “Credo che oggi i baresi si siano avvicinati molto a questo tipo di acquisto, una scelta etica per andare contro lo spreco ed un’opportunità per trovare la propria personalità, contro l’appiattimento dell’online”, afferma Nicola. Qual è la bellezza del vintage? Nicola è sicuro: “Fa dei giri immensi e poi ritorna”. E, allora, buon compleanno, Bidonville.






