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Atreju, Conte critica Schlein: potevamo incalzare Meloni. Salvini: confrontati con me su Open arms

Il nuovo guanto di sfida lo lancia Matteo Salvini: “Mi farebbe piacere confrontarmi con Giuseppe Conte ad Atreju il 14 dicembre, anche perché saranno i giorni immediatamente successivi alla decisione della Cassazione per il caso Open Arms”.

Fallita l’ipotesi del faccia a faccia Meloni-Schlein (e quella di un format a tre che includesse il leader Cinquestelle), il segretario della Lega propone un’altra sfida inedita: “Sarebbe interessante discutere con Conte, visto che la difesa dei confini era una battaglia che diceva di condividere fino a quando non decise di allearsi col Pd pur di restare al potere”. In altri termini: la resa dei conti del fu governo gialloverde, al quale risale il caso Open arms. Matteo Salvini era il ministro dell’Interno dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte.

Ora la palla è nel campo del presidente M5S. Ieri, ospite degli Stati generali della ripartenza a Bologna, ha ribadito la sua disponibilità al duello con la presidente del Consiglio: “Elly Schlein, saputo della mia presenza, ha preferito ritirarsi. A me questo dispiace”.

”In questa sessione di Bilancio – ha detto Conte – anche insieme al Pd, Avs e alle altre forze, abbiamo presentato 16 emendamenti anche unitari, che riguardano la situazione di povertà delle famiglie, le fasce più povere della popolazione, le imprese, che perdono competitività”. Sul palco di Atreju insieme, aggiunge l’ex premier, “potevamo veramente incalzare Giorgia Meloni su queste questioni. Non fa conferenze stampa notoriamente facilmente e, quindi, sarebbe stata un’ottima occasione”.

E quindi conclude: “Elly si è ritirata, io, per quanto mi riguarda, confermo la mia disponibilità, perché credo che queste questioni, che ho riassunto adesso velocemente, riguardano i cittadini del Paese e sarebbe bene un confronto democratico su questi temi”.

Meno velata la critica rivolta alla leader dem dall’ex portavoce e stratega del M5S Rocco Casalino: “Schlein ha sbagliato tutto”, ha commentato su Facebook. “Il punto non è solo l’offesa agli alleati. È l’occasione persa per il Paese. Pensava di usare il giochino del format a due per imporsi come leader dell’opposizione. Ma la leadership non si autoproclama, non si impone con un artificio tecnico. La leadership ti viene riconosciuta da una comunità politica”.

Secondo Casalino, la segretaria “ha confermato l’immagine di un Pd supponente, radical chic, che guarda gli altri dall’alto in basso, finendo per offendere gli alleati. Ma soprattutto ha buttato via l’occasione di mettere davvero in difficoltà la Meloni sul suo fallimento: economia ferma, PIL allo zero virgola, industria in negativo e pressione fiscale in aumento”.


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