Sanità, emergenza Calabria, soccorsi lenti e screening ai minimi
Santità, soccorsi sempre più lenti, peggiorano i tempi di risposta delle ambulanze e calano gli screening. Dati Agenas 2024 allarmanti: Calabria ultima in Italia, Cosenza tra le peggiori.
Soccorsi a picco e screening ridotti. I due grandissimi punti deboli della Calabria non migliorano neanche nel 2024 e, anzi, in alcuni casi peggiorano sensibilmente. A partire proprio dai tempi di risposta delle ambulanze in un sistema di soccorso piagato sostanzialmente dai soliti problemi e che, forse, oggi richiede una totale revisione dei suoi apparati gestionali.
CRISI SOCCORSI, OLTRE 30 MINUTI PER UNA AMBULANZA
Perché il tempo di risposta delle ambulanze è peggiorato rispetto al 2023. In media a Vibo Valentia nel 2024 ci sono voluti 35 minuti per far arrivare un mezzo di soccorso sul posto (il target minimo è 20 minuti), ultima in Italia tra le Asp con popolazione sui 250mila abitanti. Penultima Crotone con 28 minuti, tempo identico all’anno precedente. E ancora: 30 minuti in media a Catanzaro, ultima tra le Asp che coprono la popolazione dai 250 ai 400mila abitanti, ultima anche Cosenza con 31 minuti di attesa (25 l’anno prima), 30 minuti anche per Reggio Calabria (28 minuti nel 2023) tra le Asp di medie-grandi dimensioni.
IL REPORT DELL’AGENAS
È un colpo durissimo quello messo nero su bianco dall’Agenas nell’ultimo programma di valutazione delle Aziende. Piano peraltro costruito sulla base dei dati forniti dalle stesse Regioni. La Calabria continua ad avere i tempi di risposta dei soccorsi più lunghi d’Italia, con conseguenze consistenti sulle reti tempo dipendenti. Occhiuto negli ultimi mesi, non solo durante l’ultima stranissima campagna elettorale aveva sottolineato miglioramenti che, al momento, non sono supportati da dati ufficiali relativi al 2025 in corso.
SANITÀ, SCREENING AI MINIMI STORICI
Ad andare male sono anche gli screening, anche se rispetto al 2023 le percentuali di popolazione raggiunte dalle Asp sono sensibilmente aumentate. Ovunque tranne all’Asp di Cosenza dove per quanto riguarda gli screening al colon e al collo dell’utero si raggiungono percentuali bassissime, da ultimissima della classe. 0,4% di popolazione presa in carico nel 2023 per lo screening al collo dell’utero, 0,1% nel 2024. 0,8% entrambi gli anni per lo screening colon retto. Numeri che, anche qui, obbligano un cambio di passo immediato in un management che per il terzo anno di fila raggiunge percentuali al limite dell’invisibile sui programmi di prevenzione antitumorale.
SCREENING ALLA MAMMELLA, MALE CATANZARO, MEGLIO REGGIO
Qualcosina in più si vede negli screening alla mammella. Soltanto l’8.3% della popolazione target è stata raggiunta, l’anno prima era il 5,3%. Ben diverse le performance delle altre Asp. Il balzo in avanti, però, le mantiene comunque ai gradini più bassi di questa classifica. Male anche Catanzaro (mammella 5,9%, colon retto 4.4%) mentre va sensibilmente meglio a Reggio Calabria con il 23,2% della popolazione target presa in carico per screening alla mammella, il 28,6% per collo dell’utero (il 2023 si chiuse con 1,4% di popolazione coperta) e soltanto 8,1% per screening colon retto. Crotone e Vibo Valentia vanno molto meglio ma c’è da fare tantissimo.
E forse questa sarà proprio la “scusa” per chiudere diverse esperienze manageriali nei prossimi mesi. La Calabria, intanto, aspetta.
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