Calabria

La nuova geografia delle cure in Calabria: meno pubblico, più privato

La Calabria osserva il profilo della sanità italiana da un crinale fragile. Qui la distanza tra il diritto alle cure e la realtà quotidiana si misura nei chilometri percorsi dai cittadini per una visita specialistica o nei mesi che trascorrono all’interno di una interminabile lista d’attesa. E, soprattutto, è la cifra delle famiglie che rinunciano alle cure perché non possono permettersele. Secondo la Fondazione Gimbe, il 10% dei calabresi, ben oltre 180 mila persone, nel solo 2024. Un valore in crescita di 2,7 punti rispetto all’anno precedente. È da questo margine pericoloso, che il Servizio sanitario nazionale ha perso la sua definizione di principio trasformandosi in equilibrio instabile. «Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Ssn: basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà». Numeri che Nino Cartabellotta, presidente Gimbe, ha presentato al 20° Forum Risk Management di Arezzo. La sua analisi sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità documenta il progressivo indebolimento della sanità pubblica lasciando sempre più spazio all’espansione silenziosa di una galassia di soggetti privati, spesso identificati erroneamente con le sole strutture private accreditate. Il sistema è fatto di erogatori, investitori, assicurazioni, welfare aziendale, fondi integrativi. Realtà diverse che operano secondo logiche differenti, alcune legate all’interesse pubblico, altre alla necessità di generare profitti. È in questo groviglio che la Calabria si trova schiacciata.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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