Il mantra olivettiano e lo scrittore in stabilimento animano i giorni di Parma
La fabbrica per l’uomo e non l’uomo per la fabbrica. Il mantra olivettiano non è mai tramontato e non certo a caso gli è dedicata la seconda edizione del Festival della Narrazione Industiale a Parma dal 24 al 29 novembre. L’umanesimo industriale al centro, senza alcuna nostalgia, perché Adriano continua a vivere e lottare con noi, tra migliaia di imprenditori italiani che ogni giorno lavorano per alimentare e far crescere queste straordinarie comunità produttive e creative chiamate aziende. Lo sappiamo bene, lo ha ricordato Emanuele Orsini nel suo ultimo intervento al Gruppo Tecnico Cultura di Confindustria, le tasse delle aziende italiane con più di dieci addetti e relativi lavoratori contribuiscono all’83,2% del gettito, sono insomma il motore dell’Italia, inclusa la cosa pubblica. Raccontare allora l’azienda, in questo caso nella sua declinazione industriale, facendo ricorso alla narrazione letteraria, è una responsabilità e una scommessa per il futuro del Paese.
La tradizione della letteratura industriale è lunghissima, anche in questa edizione saranno tante le presentazioni di libri a tema. Saverio Mazzoni, con Carlo Varotti, leggerà La chiave a stella di Primo Levi a Teatro. Beppe Severgnini interverrà su “La letteratura e l’industria americana”, Giuseppe Lupo presenterà il suo Storia d’amore e macchine da scrivere.
Poi ancora il Premio Biella da quest’anno presente al festival e laboratori universitari sul Racconto d’Impresa e una mostra sul Sistema culturale Olivetti. Ma si vuol fare di più. Accanto ad opere storiche, mostre e incontri sorge l’ambizione di produrre opere nuove. Ecco allora l’idea di realizzare quest’anno, all’interno del festival, una residenza artistica in fabbrica, speriamo la prima di una lunga serie, che ha coinvolto la nostra azienda Laterlite SPA, dal 1964 produttore di argilla espansa e di soluzioni per costruire, orientata alla sostenibilità di prodotto e di processo, otto stabilimenti in tutta Italia, ma il cuore resta a Parma dal 1964, una lunga avventura industriale, tecnologica, sempre al centro l’uomo e la famiglia nella sua declinazione primaria, il nucleo abitativo.
Invitato dal festival ad affiancare per una settimana gli addetti di produzione dello stabilimento di Rubbiano di Solignano, alla confluenza tra fiume Taro e torrente Ceno, nel cuore della Food Valley e della Motor Valley, il brillante drammaturgo Emanuele Aldrovandi, autore di Il nostro grande niente per i tipi di Einaudi, figlio di imprenditrice e da quest’anno direttore artistico della stagione al Teatro del Fiume di Boretto, ha raccontato la fabbrica a modo suo.
Quando Emanuele mi ha chiesto se ci fossero desideri o aree di attenzione, l’unica risposta possibile è stata, “scrivi quel che vuoi, nel formato che vuoi, dall’haiku alla Commedia, purché i termini tecnici siano corretti”. È così Emanuele ha vissuto la fabbrica per una settimana, fianco a fianco ai tecnici e agli operai, osservando dettagli, materiali in movimento, persone. Scoprendo quel che già immaginava, che la fabbrica non è solo un luogo di grande umanità ma anche un microcosmo di creatività. Come dovremmo descrivere, se non così, un luogo in cui ogni giorno ciascuno di noi è mosso da una costante aspirazione di migliorare la qualità dei prodotti per soddisfare le richieste dei clienti e delle comunità? Ricerca, sviluppo e passione, ingredienti che hanno fatto la storia del nostro Paese e danno speranze per il domani.
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