8 marzo, a Trieste il sogno di Alice: apre Maravea, la caffetteria delle “meraviglie” VIDEO-INTERVISTA
08.03.2026 – 23.00 – Una storia di imprenditoria femminile, passione e cultura del caffè nel cuore di una città che da secoli lega la propria identità a questa bevanda. In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, la redazione di Trieste News ha scelto di festeggiare la ricorrenza raccontando l’esperienza di Alice Cernecca, giovane barista triestina che ha recentemente aperto Maravea, nuova caffetteria specialty in piazza Oberdan. Un progetto nato da anni di lavoro nel settore e da una passione coltivata nel tempo, che oggi prende forma in uno spazio dedicato alla qualità del caffè e alla sua valorizzazione. «Nello specifico è una caffetteria specialty proprio per dare valore e qualità al caffè», racconta Cernecca. «Sono tutti caffè monorigine all’interno del locale oppure un blend formato da due monorigine, Nicaragua e Brasile». L’idea di aprire un locale tutto suo arriva dopo un percorso professionale costruito nel mondo della ristorazione e della caffetteria. «Mi è sempre piaciuto lavorare nel settore della ristorazione e poi ho trovato proprio la passione nella caffetteria, più nello specifico. Quindi ho deciso di mettere tutto insieme», spiega.
Nel locale di piazza Oberdan il caffè non è soltanto una pausa veloce, ma diventa un momento di scoperta e racconto. Ogni tazzina è accompagnata da una spiegazione per guidare il cliente tra aromi, caratteristiche e differenze rispetto al caffè tradizionale. «Dietro ogni tazzina che una persona viene a bersi c’è sempre una spiegazione di quello che andrà a bere», racconta. «Propongo un espresso che non è il classico espresso. Gli specialty coffee sono caratterizzati da un’acidità e da un sapore diverso rispetto a quello che può essere il caffè che conosciamo». Una proposta che, nonostante la recente apertura, ha già incontrato la curiosità del pubblico, tra clienti triestini e visitatori. «Non pensavo ci fosse tutta questa curiosità e non pensavo che il prodotto potesse piacere da subito», racconta la barista. «Devo dire che è piaciuto veramente a tutti, sia il blend ma tantissimi hanno anche voluto provare proprio gli specialty». Tra le sorprese per molti clienti c’è anche il caffè filtro, spesso poco diffuso nella tradizione italiana. «Anche il caffè filtro, quello che un po’ le persone pensavano fosse solo acqua sporca, ha suscitato tanto stupore», osserva. «Poi c’è chi magari ha detto: “Ok, io rimango sull’espresso, mi piace di più”, ma c’è anche chi è tornato volentieri per riprovarlo».
Il nome del locale racconta già l’identità del progetto. «Maravea vuol dire meraviglia, quindi Alice nel Paese delle Meraviglie», spiega Cernecca. «Poi c’era un’assonanza con la parola marea, quindi volevo qualcosa che richiamasse anche il mare. Il mare e Trieste». La nuova caffetteria punta anche a diventare un luogo di divulgazione e incontri dedicati alla cultura del caffè. Tra le iniziative in programma ci sono degustazioni e appuntamenti tematici con torrefattori e professionisti del settore. Proprio nel mese di marzo il locale ospiterà un evento legato al Women’s Coffee Project, iniziativa che promuove il lavoro femminile nella filiera del caffè. «Per il mese di marzo ho deciso di ospitare Francesco di Spazio Caffè Firenze con il suo progetto Women’s Coffee Project», racconta Cernecca. «Andremo a degustare dei caffè che provengono tutti da piantagioni gestite da donne che danno lavoro ad altre donne». Un progetto che guarda anche alle condizioni di lavoro nei Paesi produttori. «Si cerca anche di incentivare proprio la raccolta dello specialty in modo tale da dare più valore anche economico al prodotto», spiega. «Questo permette a queste donne, oltre che a lavorare, anche di fare corsi di formazione, quando purtroppo in tanti Paesi ancora non è possibile».
L’apertura del locale è stata per la giovane imprenditrice anche una sfida personale, affrontata tra lavori, imprevisti e una lunga fase di preparazione. «È stata una sfida», racconta. «Io in realtà non sono una persona molto organizzata, sono molto creativa». L’idea del locale ha preso forma passo dopo passo. «Nel momento in cui sono entrata dentro il locale ho detto: “Ok, vorrei fare questo, vorrei fare quell’altro”», ricorda. Fondamentale il sostegno della famiglia, in particolare del padre, che ha contribuito ai lavori di allestimento. «Mi ha aiutato tantissimo mio padre», spiega Cernecca. «In certi momenti i lavori sono stati un po’ a rilento perché non essendo del mestiere magari ci siamo più remati contro che altro, però alla fine ce l’abbiamo fatta». La costruzione del progetto è passata anche attraverso una ricerca accurata dei prodotti. «Non mi sono appoggiata nemmeno a nessun fornitore o a nessuna torrefazione», racconta. «Ho dovuto cercare tutto, fare una ricerca non solo del caffè, perché ho anche cioccolate monorigine che provengono da piccole piantagioni».
Accanto al caffè, infatti, il locale propone anche tè e matcha selezionati. «Ho fatto una ricerca anche dei tè e del matcha con una ragazza di Vicenza che è venuta a casa mia e abbiamo fatto una degustazione», spiega. «Abbiamo già parlato anche di organizzare una degustazione di tè e cioccolato insieme». Per ora dietro il banco del locale lavorano tutte donne, ma la scelta non è stata programmata. «È vero, per adesso tutte donne, però non voglio che sia una costante», chiarisce la titolare. «È importante ricordare quanto lavoro c’è anche da parte delle donne in questo settore». Allo stesso tempo, Cernecca sottolinea che il tema riguarda l’intera filiera del caffè. «Molto spesso le persone vengono sfruttate, non solo donne ma anche uomini e spesso bambini», osserva. «Questo progetto vuole anche dare valore a un prodotto e alla filiera che c’è dietro». Il messaggio, spiega, resta quello della parità. «Non voglio precludere nulla: se dovesse capitarmi di lavorare con un uomo, assolutamente sì. Basta che lavori e sia bravo». Il locale guarda già anche al futuro e al rapporto con la città. Proprio davanti a piazza Oberdan si trova la fermata della storica tranvia di Opicina, destinata a tornare in funzione. Un dettaglio che alimenta l’immaginazione della giovane imprenditrice. «Io mi immagino già i turisti che si prendono un caffè filtro da asporto nel bicchiere con il logo e poi salgono sul tram fino a Opicina», racconta. «Questo è il mio sogno». Una storia che la redazione ha scelto di raccontare proprio nel giorno dell’8 marzo, per celebrare la Festa della Donna attraverso l’esperienza di una giovane professionista che ha deciso di investire nella propria città e nella cultura del caffè.
[f.v.]



