Toscana

“70 euro per l’amore completo”. Prostituzione al centro massaggi, stroncato giro d’affari milionario


C’è anche Arezzo tra le città finite sotto dentro all’inchiesta coordinata dalla procura di Perugia riguardante “una serie di delitti di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione”. Una rete capillare, organizzatissima, dove numerose cittadine cinesi – alcune risultate clandestine o irregolari sul territorio – avrebbero lavorato all’interno di centri benessere-massaggi o appartamenti offrendo prestazioni di ogni genere, anche sessuali. Il giro d’affari, stando a riscontri degli inquirenti avrebbe fruttato fino a 350mila euro al mese.

A finire alla sbarra sono stati sei cittadini cinesi tra i 34 e i 53 anni e residenti nei comuni umbri di Perugia, Foligno e Bastia Umbra. Undici i centri massaggi finiti nel mirino degli inquirenti e 22 le persone indagate.

Come riportato da PerugiaToday.it, l’indagine è stata condotta dai carabinieri di Assisi ed è iniziata con un normale monitoraggio di siti di appuntamenti, escort e centri massaggi risultati non solo tutti riconducibili alle stesse persone ma anche con “una esplicita evocazione sessuale, riproducendo ragazze che, se non totalmente prive di indumenti, in pose seducenti o con abiti succinti, non lasciando dubbi sulla natura delle prestazioni offerte”.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le giovani sarebbero state reclutate con promesse di guadagni fino a 7.000 euro mensili. Istruzioni ben precise su come lavorare bene, come incassare e pure come eludere i sospetti invitando le donne a non essere troppo precise nelle risposte fornite per telefono a potenziali clienti. Ben chiari anche i prezzi: 30 euro solo certe prestazioni, 50 per altre e 70 per tutto.

Dalle intercettazioni emerge anche come siano le stesse donne cinesi a contattare i centri massaggi in cerca di lavoro. Alcune pensano di fare le massaggiatrici, mentre altre conoscono bene i prezzi delle prestazioni e la quota che spetterebbe loro.

Secondo la Procura di Perugia, che ha coordinato l’indagine che ha toccato oltre a quella aretina e perugina anche le province di Lodi, Verona, Bologna, Firenze, Prato, Fermo, Ascoli Piceno, Teramo e Brindisi, l’associazione “era finalizzata a favorire e sfruttare la prostituzione delle donne di nazionalità cinese, vincolando le stesse a prostituirsi e ad alloggiare nelle strutture controllate e alle condizioni dettate dal gruppo”, all’interno del quale c’era chi dirigeva “tutte le attività illecite condotte dal sodalizio, mediante la gestione delle utenze telefoniche, dei clienti, dei proventi nonché degli annunci, del reclutamento, della sistemazione logistica e del trasporto/trasferimenti delle ragazze, della pubblicità dei locali e di ogni altra necessità relativa alla conduzione dei centri”, chi “fungeva da prestanome-titolare per l’apertura e l’acquisizione dei centri massaggi” e chi portava “falsa documentazione” in Questura per ottenere il permesso di soggiorno.


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