570mila euro per privatizzare codici minori e accoglienza. Il pronto soccorso peggiora

Ospedale di Arezzo, la funzione pubblica della Cgil lancia l’allarme. “Sono in vista profondi cambiamenti che finiranno per peggiorare una situazione già gravissima” – scrive Roberto Carletti, coordinatore di area vasta Fp Cgil sanità pubblica.
L’allarme della Cgil
La preoccupazione riguarda l’avviso pubblico che, secondo il sindacato, l’Asl Tse ha adottato il 9 febbraio per l’affidamento a soggetti terzi del servizio di accoglienza e della gestione dei codici minori presso il pronto soccorso del San Donato.
“Questa operazione, che di fatto configura una privatizzazione di segmenti fondamentali dell’emergenza-urgenza, è stata fatta in sordina, senza alcuna informativa preventiva o confronto con i sindacati – si legge nella nota della Cgil. E’ un comportamento che viola palesemente le relazioni sindacali sancite dai contratti collettivi nazionali della sanità pubblica e le disposizioni normative, che impongono il confronto su materie che impattano pesantemente sull’organizzazione del lavoro e sui servizi ai cittadini”.
“Una promessa mancata”
Oltre all’aspetto organizzativo, la Fp Cgil denuncia il venir meno di un impegno etico e gestionale verso i propri dipendenti.
“L’affidamento all’esterno del servizio di accoglienza – commenta Gabriella Petteruti, responsabile sanità pubblica per la Fp Arezzo – rappresenta una promessa mancata verso quei lavoratori e quelle lavoratrici che, a causa di limitazioni fisiche certificate, attendono di essere ricollocati in mansioni compatibili con il proprio stato di salute. L’azienda dichiara di non avere risorse ma sceglie di spendere 570.000 euro per operatori esterni anziché valorizzare il proprio personale. Questi posti nell’accoglienza sono lo sbocco naturale per il ricollocamento di chi ha dato tanto al sistema sanitario e oggi ha bisogno di mansioni protette. Affidare l’attività a terzi non è solo un danno economico, ma un insulto a chi aspetta solo di essere valorizzato all’interno della propria azienda”.
Tasti dolenti
Carletti e Petteruti evidenziano i punti di criticità della delibera aziendale.
“E’ la conferma del fallimento della territorialità: invece di potenziare le Case di Comunità per gestire i codici minori e decongestionare i pronto soccorso, l’Azienda appalta tali funzioni al volontariato interno all’ospedale, ammettendo implicitamente il fallimento della programmazione territoriale. E’ poi evidente la mancata condivisione sindacale: siamo di fronte a una scelta calata dall’alto che ignora le ricadute gestionali e professionali su chi opera in prima linea. Una scelta che genera anche responsabilità improprie: si caricano ulteriormente medici e infermieri della Medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza dell’onere della supervisione e del controllo di soggetti esterni, di cui non sono chiare le competenze. La carenza di organico non può essere il pretesto per smantellare il servizio pubblico; la soluzione risiede in investimenti strutturali e assunzioni dirette, non in deleghe esterne. Infine, la presa in carico di pazienti con codici 3, 4 e 5 da parte di organizzazioni esterne è un pericoloso precedente che indebolisce l’integrità del sistema sanitario pubblico”.
“Subito un confronto”
La sintesi del sindacato: “Non accettiamo che la gestione della salute pubblica venga frammentata e appaltata all’esterno. Questa non è sussidiarietà ma la rinuncia dell’Azienda alle proprie funzioni primarie. Chiediamo l’immediata sospensione della procedura e l’apertura di un tavolo di confronto urgente. La Fp Cgil si riserva di intraprendere ogni iniziativa necessaria a tutela dei lavoratori e del diritto dei cittadini a una sanità pubblica, coesa e di qualità”.
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