4 anni e 8 mesi
L’ex assessore alla Mobilità del Comune di Venezia, Renato Boraso, ha definito l’accordo di patteggiamento nell’ambito dell’inchiesta denominata Palude, chiudendo così la propria posizione giudiziaria con una pena complessiva di quattro anni e otto mesi. L’intesa, raggiunta a un anno e mezzo dal suo arresto, prevede anche un esborso economico complessivo di 345.500 euro, al netto di ulteriori confische. L’accordo riguarda una serie di contestazioni aggiuntive rispetto a quelle che avevano già portato, lo scorso settembre, a un primo patteggiamento a tre anni e dieci mesi.
La nuova intesa aggiunge dieci mesi di reclusione alla pena precedente e un ulteriore risarcimento di 37.500 euro. Boraso ha già scontato un anno e due mesi tra carcere e arresti domiciliari, per cui non è previsto un nuovo ingresso in cella. L’ex assessore si trova ora sottoposto all’obbligo di dimora a Favaro e, in prospettiva, potrebbe svolgere lavori di pubblica utilità. Le accuse comprendono turbativa d’asta e concorso in corruzione, comprendendo la presunta tangente di 73 mila euro relativa alla vendita del palazzo Poerio Papadopoli al magnate di Singapore Ching Chiat Kwong che secondo gli inquirenti sarebbe stato ceduto a un prezzo ridotto rispetto alla valutazione iniziale.
Nel corso dell’udienza che si è svolta al Palazzo di giustizia di Venezia sono stati formalizzati anche altri sei patteggiamenti legati alla stessa inchiesta. Le pene complessive per questo gruppo ammontano a sette anni. La decisione finale della giudice è attesa per il 22 dicembre, data in cui potrebbero essere definiti anche ulteriori accordi, tra cui quello dell’imprenditore Fabrizio Ormenese.
Durante la stessa udienza si sono costituiti parte civile il Comune di Venezia, la Città Metropolitana, Actv e Avm, con l’obiettivo di ottenere il risarcimento dei danni subiti. L’eventuale riconoscimento dei patteggiamenti comporterà la necessità di avviare cause civili per la quantificazione dei risarcimenti. La giudice ha inoltre respinto la richiesta dei legali di Ching per ottenere la traduzione in mandarino di una parte consistente degli atti dell’indagine, ritenendo sufficiente la versione inglese già disponibile.
Parallelamente, prosegue il filone principale dell’inchiesta, che coinvolge 29 indagati e una quindicina di società. L’udienza preliminare è fissata per l’11 dicembre davanti al giudice Andrea Innocenti. Tra gli imputati figurano anche il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, alcuni suoi collaboratori e lo stesso Ching, accusati in diversi passaggi dell’indagine, accuse che gli interessati hanno respinto. In caso di condanna definitiva, Boraso potrà richiedere l’affidamento ai servizi sociali, poiché la legge lo consente per pene inferiori ai quattro anni ancora da scontare.
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