Marche

323 le sacche sprecate negli ultimi due mesi al Dirmt

ANCONA – Una delle date spartiacque nello scandalo del plasmagate è quella del 16 marzo. È in quel giorno che all’Officina del sangue viene inviato il grosso dei rinforzi dopo l’allarme lanciato dall’ex direttore del Dirmt Mauro Montanari sulla carenza di personale. 

 


Il report


Bene, dopo quella data, nonostante il nuovo personale sono state prese in carico e gettate al macero altre 60 sacche di plasma. Lo ha messo nero su bianco Torrette, che ha inviato un report in risposta a un accesso agli atti del consigliere d’opposizione dem in Regione Antonio Mastrovincenzo che chiedeva conto del numero esatto di sacche di plasma buttato nel periodo tra febbraio e marzo. Nel report si legge chiaramente che la prima sacca presa in lavorazione dopo il 16 marzo è stata prelevata dal donatore alle 8 in punto del 18 marzo, presa in carico dal Centro alle 14,35 dello stesso giorno e buttata poi il 21 marzo alle 17,34. Percorso simile per le altre 59, tutte prese in carico il 18 marzo. Il grosso, invece, cioè 263 sacche è stato buttato prima dell’arrivo dei rinforzi.


I giorni neri


Il conto complessivo fatto da Torrette è quindi di 323 unità sprecate perché – anche questo messo nero su bianco – non sono state lavorate in tempo nelle 24 ore previste dal protocollo e quindi di fatto sono diventate inutilizzabili. Quattro i giorni neri: l’11, il 12, il 14 e il 18 marzo appunto. Addirittura quattro sacche prelevate l’11 marzo sono state prese in carico solo il 12 a poche ore dalla scadenza del termine delle 24 ore. Sono state prelevate alle 14,59, 15,01, 15,08, 15,51 e 16,58 e prese in carico tutte alle 12,15 del giorno dopo. In pratica non avevano quasi nessuna speranza di essere lavorate in tempo. Due le ipotesi, visto che viene difficile credere che qualcuno abbia deciso di sua spontanea volontà di gettare nella spazzatura un dono così prezioso. O i rinforzi del 16 marzo non sono bastati.

Oppure, come sostiene il dg di Torrette Armando Gozzini, sono stati gestiti male. Fermo restando che il grosso dello spreco accertato è antecedente al 16 marzo. «È chiaro che tutto questo denota la mancanza di personale e un deficit di programmazione – dice Mastrovincenzo – il primo allarme lanciato da Montanari risale al 18 febbraio e la riunione per decidere come intervenire è avvenuta solo ai primi di marzo. Le responsabilità politiche e gestionali sono chiarissime». Il direttore del Dipartimento salute Antonio Draisci ne aveva convocata una con l’assessore alla Sanità Paolo Calcinaro e Montanari il 4 marzo, slittata all’11 marzo perché l’ex direttore del Dirmt era in ferie. Quindi un punto chiaro sull’emergenza è arrivato solo a poco meno di un mese dal primo allarme.


L’indagine


Ma ci sono almeno altre due domande che incombono su questo scandalo: se 323 sono quelle già buttate, ce ne sono altre che sono rimaste nelle celle frigorifere e sono di fatto già inutilizzabili anche se non risultato tecnicamente tra quelle smaltite? E poi, questo del periodo febbraio-marzo 2026 è stato solo l’unico periodo di una crisi del genere con spreco di sacche al Centro? Su questo stanno lavorando i carabinieri del Nas che nella loro indagine non si sono limitati ad acquisire dati, cartelle e informazioni sugli ultimi due mesi ma stanno controllando anche il periodo fine 2023-inizio 2024. Altro periodo in cui erano state segnalate criticità, che comunque non avevano portato a scandali come questo. E sempre sue questi due specifici punti – quante sacche sono inutilizzabili anche se non smaltite e cosa è successo nel periodo tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 – sono arrivati proprio ieri altri due accessi agli atti rivolti a Torrette sempre da Mastrovincenzo. Nel frattempo anche la procura sul caso ha aperto un’inchiesta, al momento senza indagati. I primi operatori del Centro trasfusionale (e non solo) sono stati ascoltati dagli investigatori nei giorni scorsi e tra loro ci sarebbe anche lo stesso Montanari. Altri verranno ascoltati nei prossimi giorni. 

 




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