3 qualità chiave per il successo sotto pressione
Un errore di valutazione, una frazione di secondo di ritardo e la linea sottile fra trionfo e rimpianto diventa definitiva. Le Olimpiadi, e quelle invernali non fanno eccezione, condensano in pochi istanti ciò che succede, con tempi più lunghi ma dinamiche simili, anche nelle carriere professionali: preparazione, gestione della pressione, personalità e capacità di esecuzione determinano chi sale sul podio e chi ne resta fuori. Accade sulle piste e sulle pedane di ghiaccio, dove un gesto anticipato o una performance impeccabile cambiano inesorabilmente la traiettoria sportiva di un atleta. Ma accade ogni giorno nelle aziende, nei momenti in cui una decisione o una negoziazione possono segnare uno scatto in avanti o un brusco arresto del percorso di carriera di un manager.
Con i Giochi di Milano-Cortina 2026 in pieno svolgimento, il parallelismo tra sport e management è tornato di stretta attualità e gli esperti di Hogan Assessments (società di livello internazionale specializzata nel campo delle analisi sulla personalità) hanno studiato le performance degli atleti olimpici individuando tre fattori che fanno la differenza anche nel mondo del lavoro. Il successo, questo l’assunto, non è frutto del solo talento ma di un equilibrio più complesso che combina disciplina e affidabilità nel lungo periodo, concentrazione assoluta nei momenti decisivi e capacità di competere senza compromettere la collaborazione. Leve che, in azienda, possono trasformare il potenziale in risultati misurabili. Ne abbiamo parlato con Allison Howell, nuova Ceo di Hogan Assesments.
I Giochi ci ricordano come un singolo errore possa vanificare anni di preparazione. Nel mondo del lavoro, quali errori può commettere un manager per non “salire sul podio”?
Uno degli errori più comuni è pensare che la competenza tecnica garantisca automaticamente il successo. Nei ruoli di leadership, infatti, il fallimento raramente deriva da una mancanza di skill specifiche, più spesso nasce dai comportamenti sotto pressione. Eccessiva sicurezza, atteggiamenti difensivi o incapacità di ascoltare possono erodere silenziosamente fiducia e credibilità. Un altro errore frequente è trascurare la consapevolezza di sé: gli high performer tendono a spingere ancora di più quando aumenta lo stress, ma senza comprendere come lo stress modifichi i loro comportamenti e li renda controllanti, impazienti o distaccati proprio nei momenti più critici. Nell’attuale contesto di complessità e incertezza, spesso falliscono quei leader che non sanno adattare il proprio stile alla situazione o alle persone.
Quanto conta “il team” per raggiungere gli obiettivi?
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