20mila in piazza e fantocci al rogo
Una piazza affollata, slogan contro il referendum sulla giustizia, e bandiere della pace che sventolano. Ma anche fiamme e polemiche che hanno finito per oscurare le ragioni della protesta.
Il corteo organizzato da Potere al Popolo, dall’Unione Sindacale di Base e da movimenti pro-Palestina ha attraversato il centro di Roma trasformando il pomeriggio in uno dei momenti più tesi della campagna che precede il referendum del 22 e 23 marzo.
La manifestazione, partita alle ore 14:00 da Piazza della Repubblica, ha riunito migliaia di persone decise a contestare la riforma della giustizia e la politica estera dell’esecutivo.
Un corteo imponente che si è mosso tra striscioni, cori e cartelli fino a raggiungere Piazza dell’Esquilino, dove si sono verificati gli episodi che hanno acceso lo scontro politico.
Le immagini date alle fiamme
Il momento più delicato si è registrato proprio nel tratto finale del corteo. Qui alcuni manifestanti hanno incendiato cartelloni raffiguranti leader politici italiani e internazionali.
Tra i manifesti bruciati, una vignetta satirica che ritraeva la presidente del Consiglio Giorgia Meloni mentre teneva al guinzaglio il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Un attacco simbolico alla riforma della giustizia, che i movimenti presenti in piazza definiscono una misura «liberticida».
Poco dopo è stato dato alle fiamme anche un secondo cartellone con il fotomontaggio di una stretta di mano tra Meloni e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, accompagnato da riferimenti al conflitto in Medio Oriente. Nello stesso rogo sono finite anche immagini dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
La reazione della politica
Le immagini dei manifesti incendiati hanno provocato immediate reazioni. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha condannato l’episodio parlando di «un gesto violento che non ha nulla a che vedere con il confronto democratico».
Anche l’Associazione Nazionale Magistrati è intervenuta nel dibattito pubblico, esprimendo solidarietà ai rappresentanti del governo e invitando a mantenere toni più responsabili durante la campagna referendaria, per evitare che il confronto politico degeneri.
Le ragioni della protesta
Al di là delle polemiche, i promotori della manifestazione rivendicano il senso della mobilitazione. Il corteo, spiegano, nasce per opporsi alla riforma della giustizia e per denunciare quelle che considerano priorità sbagliate dell’agenda politica.
Tra i temi al centro della protesta ci sono la difesa dell’autonomia della magistratura, la richiesta di maggiori investimenti su lavoro e politiche sociali e l’appello a un cessate il fuoco nei conflitti in corso.
Una piazza che voleva portare in strada il dissenso sociale ma che, tra simboli incendiati e reazioni politiche, ha finito per accendere ulteriormente il clima già teso della vigilia referendaria.
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