2 province per il Sì ma i sei capoluoghi stanno tutti col No

ANCONA Nelle Marche ha votato il 63,77% degli aventi diritto. Un risultato record – sopra la media nazionale del 58,93% – soprattutto se paragonato al misero 32,7% a cui si era fermato il referendum sul lavoro e la cittadinanza andato in scena l’8 e il 9 giugno 2025. La consultazione sulla riforma della giustizia ha avuto il grande merito di riportare i marchigiani alle urne in massa: la scena delle file ai seggi registrata tra domenica e ieri non si vedeva da anni. Un dato che, comunque la si pensi, deve far gioire tutti.
Gli schieramenti
Poi ovviamente, qui come nel resto d’Italia, gioirà di più chi si era schierato con il No. Le Marche si pongono esattamente in linea rispetto al dato nazionale: il 46,26% ha votato Sì; il 53,74% ha votato No. Ma la lettura non è omogenea. Nelle province di Macerata e Fermo si è imposto il Sì (nel primo caso con il 50,62% e nel secondo con il 50,31%), anche se il risultato si è ribaltato nelle grandi città dove ha vinto il No.
Tre su cinque
A Pesaro Urbino e Ancona – le due province con l’affluenza più alta, rispettivamente del 64,1% e del 64,17% – invece il No è stato una valanga che ha travolto piccoli e grandi centri, compresi i capoluoghi, in barba al colore politico delle amministrazioni. E così le province del nord si confermano la spina nel fianco del centrodestra. Ma il risultato forse più sorprendente è quello di Ascoli Piceno, unica provincia del sud in cui ha prevalso il No (52,06%), territorio dove nelle ultime tornate elettorali il centrodestra ha fatto il pieno di voti e dove in alcuni Comuni, Fratelli d’Italia, da sola, ha toccato quota 50% dei consensi. Segno che l’approccio al referendum è stato trasversale. Tra le note di colore che emergono dal quadro generale, la vittoria del No (con il 52,09%) a Potenza Picena, città natale del governatore Francesco Acquaroli, e quella ad Ascoli, roccaforte per antonomasia del centrodestra. Nella città del sindaco Fioravanti, il No ha superato il Sì per soli 222 voti, lasciando ancor più l’amaro in bocca. Ma la città delle cento torri non deve sentirsi sola: in tutti e sei i capoluoghi di provincia ha prevalso il No. Guida la classifica Urbino con il 61,73%, seguita a ruota da Ancona (61,52%). Più indietro Pesaro con il 56,4% (unico capoluogo guidato dal centrosinistra), Macerata con il 53,17%, Fermo con il 53,09%. Letto così, il 50,45% di Ascoli fa meno male.



